ULTIMO ADDIO - ALDEBARAN
Un fiore.
Una lacrima di rugiada su una violetta corolla.
Un ricordo.
Un dolce momento di pace imbevuto.
Primavera ... stagione di vita, rinascita, bellezza.
Profumo infinito della tua giovinezza.
Lucente ricordo dentro il buio della notte.
Notte chiara, stellata, eppure alieno regna il gelo.
Un istante.
Tutto finisce, il fiore che cade, una lacrima crolla solitaria.
Un ghigno, una risata.
Il mostro non sa, e gioisce, tripudia.
Eppure non sa.
Il tuo corpo immobile, privo di vita.
Strappata.
Recisa.
Violata.
Il fiore più semplice è sempre il più bello, il più forte.
Tu, rosso papavero, ridente margherita.
Sì forte, sì tenero, sì dolce.
Egli grida alla vittoria, disprezza il tuo valore.
Eppure non sa.
E ride, ancora, trionfante, quando Egli giunge.
Attacca, sicuro, insulta, vaneggia.
Eppure non sa. Ancora non sa.
L'odore di morte divampa di nuovo.
Eppure non Lui, non il delicato fiore di montagna.
Non lui giace a terra, col viso stravolto.
Sorridi, il tuo animo si placa.
Abbandoni la carne, lento il tuo volo si alza.
Un ultimo addio.
Ti posi sul diafano palmo, accarezzi la tiepida pelle.
Addio dolce amico, sospiri.
Addio e arrivederci, Egli risponde.
Sorridi mesto e aspetti.
Chè l'attesa, lo sai, sarà breve.