Ti ricordo ancora


 

 

 

 

 

 

 

Era un momento terribile per me, precipitato nell'incubo peggiore per un bambino; ero rimasto solo, completamente solo, trascinato in quel paese sconosciuto, strano, sballottato da quelle persone silenziose e fredde senza il minimo rispetto per i miei sentimenti feriti.
Solo una parola avevo in testa, ripetuta all'infinito dai battiti disperati del mio cuore: "Mama, mama, mama…"
In quel severo istituto nel quale fui rinchiuso, mi trovai da subito come un pesce fuor d'acqua. Gli adulti mi rimproveravano, mi picchiavano e io li ricambiavo ignorandoli; i coetanei mi evitavano, come io evitavo loro, così diversi, così distanti… mi chiamavano il gaijin, lo "straniero" nella loro lingua giapponese che, volente o nolente, fui costretto a imparare.
Quella parola la feci mia; loro la usavano con disprezzo e io la assunsi con orgoglio… era vero in fondo, ero diverso, ero uno straniero, provenivo dalle gelide terre del nord, dalle terre che avevano visto nascere e crescere anche lei, la mia mamma e andavo orgoglioso di questo.
Mi disprezzavano? Bene, io disprezzavo loro!
Solo per lei sopravvivevano in me i sentimenti positivi, ormai li nutrivo solo per lei, la donna che mi aveva dato alla luce.
Per il resto, rabbia, rancore profondo verso il mondo che mi odiava, che mi respingeva; non sapevo come reagire io, così piccolo, se non ricambiando questo mondo della stessa moneta.
Cercavo di mettermi continuamente alla prova, per dimostrare agli altri, ma forse soprattutto a me stesso, che ero superiore a tutto, che non avevo bisogno di nessuno.
Chiusi il mio cuore, non avrei mai più amato, avrei lottato per essere forte e per arrangiarmi, non avevo bisogno di amore, dovevo solo essere forte, più forte di tutti… di quante menzogne riempivo la mia anima… quanto in realtà avevo ancora bisogno di credere in qualcosa, in qualcuno… di amare qualcuno…
di essere amato…
E poi ti vidi.
Proprio oggi, dopo tanti anni di distanza, oggi che sto per tornare, ti sei riaffacciato alla mia mente piccolo amico e mi chiedo come ho potuto dimenticare, come ho fatto a rimuovere dalla memoria il viso che, solo, era diventato il mio angolo di serenità, la luce che illuminava quei giorni bui; unico appiglio, unica realtà che avesse un senso, unica ancora di salvezza.
Sei anni… sei anni che non penso a quei giorni… che non penso a te. 
Chissà se tu mi hai pensato in questi sei anni?
Ero un bambino, ora sono un ragazzo; non un ragazzo qualunque. Sono un guerriero dei ghiacci che vuole lottare per la giustizia, che crede ancora nella giustizia. E' un miracolo, in fondo, che un cuore intristito e arrabbiato come il mio, abbia potuto crescere covando in sé questo sentimento; mia madre me lo inculcò nei primi anni della mia esistenza ma, dopo la sua morte, quando più in nulla credevo, come sono riuscito a tenerlo a galla?
Non posso fare a meno di credere che sia merito tuo e che, pur senza saperlo, siamo sempre stati vicini anche in questi ultimi anni. 
In realtà, forse, non ti ho mai dimenticato, in realtà, il tuo cuore straordinario ha donato qualcosa al mio, una parte del tuo cuore si è unita al mio.
In realtà sei stato per me un piccolo, grande maestro di vita durante quel breve periodo che abbiamo potuto condividere.
Tu hai pensato a me dopo?
Mi pensi ancora oggi, sei sempre quella creatura straordinaria che eri o sei cambiato?
Mi pongo tutte queste domande e all'ultima, più dolorosa di tutte, una lacrima mi accarezza la guancia… sei ancora vivo, piccolo Shun?
Lunghissimi anni di separazione, molto più lunghi del breve frammento di vita che ci ha visti uniti.
Sì, siamo stati insieme per pochi mesi… poi l'addestramento, gli antichi ricordi rimossi uno a uno, sepolti dal gelo siberiano che indurisce l'anima senza speranza.
E con una forza dirompente, proprio oggi questi ricordi riemergono e si dipingono nitidi, chiari e precisi nella mia memoria, come se li avessi appena vissuti.
La prima volta che ti notai era una giornata particolarmente nera per me: ero stato punito selvaggiamente dai custodi e preso di mira più del solito da un gruppo di ragazzini agguerriti. La roccia che avevo eretto a difesa dentro di me, era prossima a sgretolarsi, mettendo a nudo tutta la mia fragilità di bambino solo e sperduto in un incubo.
Mi ero lasciato andare, rannicchiandomi sotto un albero, invocando la mamma.
Fosti come un'apparizione, un cherubino dai grandi occhi verdi, sbucato per miracolo da un cespuglio; chissà, forse per un attimo lo credetti davvero, prima di capire che eri solo un bambino, con quei pantaloni corti un po' troppo grandi, le ginocchia sbucciate come ogni bimbo che si rispetti e un visetto timido e grazioso… e quel qualcosa in più che mi fece capire come tu, tuttavia, non eri come gli altri, tu non mi avresti ferito, tu non eri capace di ferire nessuno… ma eri abituato ad essere ferito.
Qualcosa ti rendeva simile a me, eppure non potevamo essere più diversi; entrambi ci trovavamo catapultati in un mondo che non capivamo, che non ci capiva.
I tuoi occhi enormi mi fissavano con timidezza, con un timore quasi reverenziale ma anche con il coraggio di chi vuole a tutti i costi vincere le proprie paure per ottenere uno scopo in cui crede.
E sorrido mentre penso che questo tuo grande scopo altro non era che riuscire a parlarmi, a instaurare un rapporto con me.
Di sicuro non contribuiva a incoraggiarti il modo in cui trattavo chiunque osasse avvicinarmi… una reazione che non ebbi con te; seppi da subito che non sarei mai stato capace di farti del male, neanche con parole cattive. 
Con quanta naturalezza cominciammo a chiacchierare, scambiandoci i nostri piccoli segreti, il nostro ancora breve passato, i nostri timori… non mi riconoscevo più; chi eri mai tu, piccolo amico che eri riuscito a infrangere le mie barriere, che eri arrivato fin dentro la mia anima, la tua grande tenerezza, il tuo candore come uniche armi, la spontaneità priva di malizia, di pregiudizi...
Eri minuscolo, uno dei più piccoli della scuola, senz'altro il più fragile ma quanta inconsapevole saggezza, quanta bontà nei tuoi modi delicati e semplici, quanto fosti indispensabile per me da quel momento! 
E dopo questo primo incontro, tutto è venuto naturalmente, cercarci in ogni istante, isolarci, appena possibile, io e te da soli, per immergerci nelle nostre fantasie, nelle nostre speranze.
Mi assale uno sgomento improvviso al ricordo dei tuoi soventi tremori, la paura riflessa negli occhi lucidi ogni volta che pensavi al futuro; temevi di non averlo questo futuro, me lo confidavi spesso piangendo: "Morirò nella scuola di addestramento per guerrieri."
Il tuo dolore più grande era quello di doverti separare dal tuo Ikki-Niisan, adorato fratello maggiore, davi per scontato che l'avresti deluso, morendo in un paese lontano, lasciandolo invano ad aspettarti. Ti sentivi debole, incapace, inutile senza di lui… e io te lo confessai: non avevo mai conosciuto nessuno più forte di te! Il vero debole, tra noi, ero io e tu mi avevi donato la tua forza.
Sul palcoscenico della mia memoria, si ripetono una a una le semplici azioni quotidiane che ti rendevano così speciale, i piccoli gesti che ti facevano grande e puro ai miei occhi.
Quel giorno mi prendesti per mano, con aria misteriosa e sognante, sussurrandomi che volevi mostrarmi una cosa… un tuo segreto.
Era un uccellino che avevi raccolto ai piedi di un albero, probabilmente caduto dal nido, un batuffolo di piume che impazziva di felicità al tuo avvicinarsi, ansioso di ricevere le tue attenzioni… proprio come me.
Lo tenevi nascosto a tutti, adulti e bambini, per timore che qualcuno gli facesse del male e gli parlavi, con naturalezza, come avresti parlato a un essere umano; la cosa più sorprendente era che lui ti ascoltava e, dentro di me, sono convinto che vi capivate davvero.
Lo nutrivi con cibo e con carezze e il mio cuore ha un balzo nel ricordare le bellissime lacrime che piangesti quando lo liberasti, vedendolo volare via, alto nel cielo, con quel trillo che suonava come un ringraziamento. 
Non resistei all'impulso di abbracciarti mentre sussurravi, con la tua vocetta così simile a quella del piccolo amico che avevi salvato: "Buona fortuna amico mio… sii felice anche per me."
Eravamo sempre insieme; col senno di poi mi chiedo chi ero io, chi sono, per aver meritato che una creatura come te mi volesse tanto bene, perché mi adoravi?
Sì, c'era proprio adorazione nel tuo sguardo, nell'affetto che mi donavi, un affetto che si esternava nei tuoi spontanei abbracci, nelle carezze delicate con le quali, spesso, mi risvegliavi al mattino.
E ce ne infischiavamo delle battute cattive dei nostri compagni, degli adulti che trovavano ridicolo e ambiguo il nostro rapporto, la nostra intimità.
Camminavamo con le mani intrecciate, a dispetto di tutto e tutti; noi soli capivamo, conoscevamo quel filo magico che ci univa.
Tu, timido e tenero, arrivasti ad affrontare la rabbia di tuo fratello, la persona che più amavi al mondo, per difendere questo legame. 
Ikki era forse geloso di me? Come dargli torto? Era sempre stato lui il centro del tuo mondo, era sempre stato lui a detenere questo rapporto speciale con te e io mi ero indubbiamente intromesso… ma lo farei altre mille volte, non rinuncerei mai alla ricchezza che mi ha donato la tua amicizia.
E ora che ti ho ricordato, nel mio cuore ci sarà sempre un posto per te, qualunque cosa accada in futuro, qualunque cosa troverò al di là di questo mare che mi riporterà in Giappone.
E mi chiedo ancora: tu ti ricordi di me? Sei cambiato?
Non voglio tornare e scoprirti cambiato… è presunzione la mia, lo so, perché io sono totalmente diverso da quel bambino che conoscesti… ma non tu… tu non puoi cambiare!
Ci rivedremo? Sei vivo? Sei sempre lo stesso?
Sto tornando piccolo Shun… torna anche tu.