Questa è la fic che io e i ragazzi abbiamo scritto per il compleanno di Shun... Ikki, Shiryu, Hyoga e Seiya vogliono dare questo messaggio al loro fratellino: niente di speciale... è solo il nostro modo per dirti quanto ti amiamo^^

 

E io aggiungo solo alcune cosette: ringrazio come sembra i nostri correttori Aphro' e Death^*^*^*^

Un avvertimento: la prima persona è di Seiya e se vi sembrerà che la sua persona non c'entri molto con il Pegasus che vediamo in Italia... be', è proprio così...^^ Questo non è Pegasus-De Palma ma il pucci Seiya giapponese^__^

Sono due persone diverse, giusto per avvisare^__-

Ovviamente, la fic questa volta è dedicata solo ed esclusivamente a Shushu^*^*^

Heather&Kido's family

 

 

CINQUE SORRISI

 

 

 

 

 

 

 

La leggiadra figura appoggiata alla finestra attira tutti i nostri sguardi; lui non può vederci, ma noi lo osserviamo, da un angolo in ombra del giardino, i nasi sollevati, in un atteggiamento che molto assomiglia all’adorazione pura…  Perché quel ragazzino affacciato a contemplare le vastità del cielo prossimo all’autunno e l’incanto della natura intrisa da un sopore che lentamente si impadronirà di lei fino a farla cadere addormentata, è il nostro gioiello.

Fratello, amico, compagno d’armi, come noi sacro guerriero al servizio della Dea Athena, non bisognoso della nostra protezione, involontariamente la attira con la sua innata purezza e la dolcezza cristallina propria del suo spirito immacolato.

Nostro malgrado…

La nostra reticenza a farlo combattere in prima linea, il desiderio quasi inconscio che sempre rimanga indietro perché niente di lui venga scalfito… è sempre stato più forte di noi il desiderio di preservarlo il più possibile dalla lotta, nonostante ci abbia dimostrato più volte quale sia il suo valore…

Tutti noi ci amiamo, in quella stessa maniera che agli occhi di molti può apparire morbosa, incomprensibile… passata di moda… perché tutto ciò che è sentimento positivo, tutti quegli ideali che sentiamo nostri, il mondo che proteggiamo tende a non considerarli più, spazzati via dal dilagante cinismo al quale noi mai ci piegheremo e resteremo nella nostra isola di ingenua innocenza e continueremo a credere, a mostrare all’intero universo il nostro modo di amarci, a discapito delle derisioni, delle accuse, dell’aridità con la quale veniamo guardati…

Sì… ci amiamo tutti, senza distinzioni, ma lui è da sempre il nostro comune tesoro.

Scruta l’immenso dalla finestra della sua stanza, il volto languidamente appoggiato alle mani bianche, l’espressione vaga e pensosa di un sognatore poeta che della malinconia fa la sua musa ispiratrice… e lui è la nostra ispirazione, in questo pomeriggio ancora caldo che pure volge all’autunno.

Le nubi volteggiano tracciando nel blu immagini di sogni antichi e le fronde danzano alla brezza leggera che non cancella affatto la calura e noi, dopo esserci sbizzarriti in un’improvvisata partita di football, ci siamo riparati qui, sotto il maestoso abete che protende le sue braccia verso quella camera che ora calamita le nostre attenzioni; oggi è un giorno speciale… è il nove settembre… oggi lui nasce e si dona a noi e al mondo intero, ancora un anno, come gli anni passati e come sarà finché gli sarà concessa la vita… e probabilmente anche dopo…

Rientra, dopo aver emesso un sospiro che, per quanto sottile, giunge fino a noi, che lo percepiamo, come una carezza… non sa che siamo qui eppure il suo affetto ci raggiunge lo stesso, quell’affetto di cui lui è pieno e che giornalmente ci regala in gesti spontanei, in parole colme d’amore, in limpidi sguardi o semplici silenzi che parlano con la sua presenza discreta eppure notevole per chi non può più fare a meno di lui… quella presenza a noi così cara, quella fonte di vita alla quale beviamo tutti avidamente, anche quando non vogliamo dimostrarlo, anche quando facciamo i duri, persino con lui, alzando la voce, magari in battaglia, strattonandolo e spingendolo perché i suoi troppo intensi sentimenti non prevalgano sull’impellente necessità della lotta… ma quei sentimenti noi li bramiamo e mai lo vorremmo diverso.

Perché siamo qui, tutti insieme, come dei postulanti? Non lo facciamo certo tutti i giorni ma ripetiamo che oggi è una giornata speciale e il compleanno di Shun va festeggiato in modo speciale… Non è facile, affatto… ogni cosa sembra banale, priva di valore, assolutamente incapace di esprimere a lui ciò che noi vorremmo… ogni cosa sulla terra non basta, svanisce come neve al sole di fronte a lui che, nella sua infinita umiltà, da noi non pretende nulla.

Dovremmo donargli la luna, le stelle che dei nostri spiriti sono le guide, l’immensa estensione del cosmo e forse ancora non basterebbe, non sarebbe degno di lui… ma lui non lo sa… perché in realtà non si ritiene degno di nulla, con i suoi sensi di inferiorità che tanto spesso lo abbattono e gli fanno credere di non valere nulla in confronto a tutti noi, che lo consideriamo il nostro angelo e il nostro cuore… un angelo che ci riscalda e rasserena, un angelo triste che mai fa prevalere la sua tristezza al di sopra di quella degli altri, perché il suo principale scopo e recare conforto a noi che, nel nostro egoismo, troppo spesso non riusciamo a comprenderlo… o più probabilmente, fingiamo di non riuscire.

Hyoga si allontana un attimo, con la scusa di andarlo a cercare, per attirarlo qui… perché? Perché proprio adesso, sotto questi alberi che lui ama tanto, in mezzo a questi fiori di cui si occupa con amore, ai cori degli uccellini che si rincorrono e che spesso, fiduciosi e intuitivi come solo gli animali sanno essere, vanno a posarsi sulle sue spalle, sulle sue mani, per raccogliere le briciole e le dolci parole che lui offre loro, noi vogliamo dimostrargli quanto sia importante questo giorno e quanto lui sia importante per noi. Neanche la creatura più minuscola potrebbe resistere all’incanto che Shun diffonde intorno a sé, nessuno di quegli insetti che, entrati in casa a loro rischio e pericolo, lui teneramente raccoglie, per portarli fuori, nel loro ambiente, lontano da chi null’altro istinto avrebbe se non quello di schiacciarli per liberarsi di loro. E persino loro, tra le sue dita sottili e piene di premure e attenzioni, sono rilassati e tranquilli, consapevoli che finché ci sarà lui, nulla potrà fare loro del male.

E così attendiamo, finché vediamo tornare il nostro russo compagno che tiene per mano la fonte di questa nostra odierna follia; Shun si sta lasciando trascinare dal suo amico del cuore, il volto dalla fanciullezza eterea e immortale ha le sembianze di un punto interrogativo, una domanda inespressa che, dopo essere stata rivolta a Hyoga, senza ottenere risposta, si sposta su di noi, non appena ci vede.

Siamo tutti qui, riuniti in atteggiamento solenne e forse questa nostra aria compita lo spaventa un po’, perché un riflesso di ansia mal celata brilla nei suoi occhi che ci scrutano, curiosi, due pozzi di smeraldo che si accendono di tutte le sfumature di tenere emozioni umanamente conosciute.

E’ Ikki il primo a sorridergli, per rassicurarlo, subito seguito da Shiryu, il mio amore, che con la sua pacata saggezza trasmette calma, tranquillità, laddove gli animi vagano sperduti nel turbine della tempesta emotiva. Quante volte è bastato un suo abbraccio, un suo sguardo o una parola per infondermi in cuore un rinnovato entusiasmo?

Il mio amore… sì, da tanto non mi vergogno più a dirlo ma forse è riduttivo… perché miei amori, nel senso più ampio del termine, sono tutti loro, mio amore è anche lui che sta giungendo trascinato da Hyoga e che ora sta ricambiando il sorriso dei nostri fratelli maggiori. Io non sorrido, ancora non riesco, ed è strano dato che ho, tra noi, la fama di essere quello che ride anche quando non ci sarebbe assolutamente nulla da ridere… ma non posso farci niente… momenti così mi emozionano, ciò che provo per loro mi commuove e mi fa morire in gola ogni risata ed ogni parola.

Me ne sto anzi più indietro, mentre Shun e Hyoga si fermano di fronte a noi e il santo di Andromeda ci osserva uno ad uno, le labbra leggermente schiuse, il capo reclinato appena, come un cucciolo che cerca di comprendere qualcosa che non gli è chiaro; questa similitudine è strana, è bizzarra, ma Shun a volte assomiglia così tanto a un cucciolo che non posso fare a meno di notarlo… il fatto che Shiryu lo dica anche di me poco importa.. è bello anzi… Shun e io siamo i più piccoli e forse abbiamo davvero qualcosa in comune che solo chi ci conosce bene nota.

Sminuisco Shun sostenendo che ci assomigliamo? Spero di no, ovviamente intendo solo dire che siamo i cuccioli di casa e anche se a volte fingo di arrabbiarmi e di non accettarlo, non mi dispiace… è bello essere coccolati e considerati bambini nella vita quotidiana quando il destino vuole che durante le battaglie mi seguano, aggrappandosi a me come quel leader nel quale sperano, al quale stringersi intorno nel comune ideale… è strano perché io mi sento così fragile rispetto a tutti loro… perché leader?

Domande che non hanno risposta, dalle quali mi impongo di fuggire per concentrare tutte le mie attenzioni su colui al quale abbiamo dedicato questi istanti; frugo nella tasca, per assicurarmi che il regalo a lui destinato sia in ordine e al suo posto… cosa importa poi, dato che si tratta di una cosa così piccola e indegna di quel cuore immenso!

“Che cosa succede?” sta domandando il nostro angelo, prendendo per primo la parola visto che nessuno di noi si decide “Siete strani… “

Hyoga ridacchia, probabilmente vinto dalla tenerezza… immagino adesso il suo desiderio di afferrarlo e stringerlo a sé, per non lasciarlo più allontanare, per non permettergli più di essere il primo a donare la propria vita allo scopo di salvare un amico. So bene cosa c’è tra loro due, lo so e lo capisco pienamente da quando tra me e Shiryu c’è la stessa cosa… da quando tra tutti noi c’è la stessa cosa dovrei dire… in qualunque modo la si voglia intendere…

Shun reagisce alla risatina del russo con una smorfia, sporgendo le labbra in avanti, con quel broncio tanto simile a quello dei bambini che si sentono colpiti da un’ingiustizia:

“Mi state prendendo in giro; vi state studiando uno scherzo alle mie spalle” brontola con la vocetta lamentosa ma nessuno di noi crede alla sua arrabbiatura… se sospetta davvero che ci apprestiamo a fargli un dispetto, lui è sicuramente già pronto ad accoglierlo con accondiscendenza ed umorismo; il suo musetto imbronciato è parte integrante del suo stare al gioco.

“Uno scherzo come questo, otooto-kun?”

Ikki gli porge un pacchetto, il nostro regalo di gruppo, una cosa semplice ma per noi significativa; Shun rimane muto per un istante, la bocca aperta, gli occhi sgranati, increduli… ma si era davvero dimenticato che oggi è il suo compleanno? O forse è proprio l’atteggiamento con cui ci stiamo rapportando a lui a lasciarlo un pochino scosso.

“Io…” balbetta semplicemente, deglutendo a fatica, abbassando gli occhi, senza più il coraggio di guardarci in faccia; le sue guance sono lievemente imporporate, un delicato color pesca dalla vellutata consistenza… la sua bellezza, in alcuni momenti, raggiunge livelli che ad occhio umano non possono più essere recepiti, perché agli esseri fatti di materia non è concesso contemplare la perfezione. Sto esagerando? Può darsi… ma questa è la magia di Shun… portare chi lo osserva a trasformarsi, miracolosamente, in poeta…

Allunga timidamente le mani, a prendere quel pacchetto avvolto in carta colorata, ravvivata da cuccioli umanizzati che saltellano sulla superficie liscia, come se volessero uscire da quel limbo fantastico nel quale sono relegati, per festeggiare anch’essi. Ikki glielo lascia, assicurandosi che le dita di suo fratello siano ferme abbastanza da non lasciarlo cadere a terra, dato che la sua emozione è palpabile… eppure, mi basta lanciare un’occhiata alle grandi mani di Phoenix per notare che anch’esse non sono esenti da un tremito appena percettibile.

“Forse è meglio se ti siedi” suggerisce Hyoga ad Andromeda, circondandogli le spalle in un abbraccio,  come ad apportare un vano tentativo di arrestare quei tremiti convulsi che scuotono il corpo sinuoso del nostro Shun.

Lui annuisce, semplicemente, e si accoccola sul prato, la schiena appoggiata ad un albero e quindi libera un sospiro, stringendosi al petto il nostro dono, senza decidersi ad aprirlo. Sembra averne quasi paura.

“Guarda che non si apre da solo” lo canzona teneramente Shiryu, strizzandogli un occhio con fare paterno; Shun risponde con un semplice sguardo, mentre il rossore sul suo viso si accentua… un perfetto contrasto tra candore di neve e la tinta accesa del sangue che la macchia… mi viene in mente un romanzo medievale di cui ho sentito parlare… forse me l’ha raccontato Heather o Aioros.. non ricordo… narrava di Perceval e dei suoi pellegrinaggi alla ricerca del Santo Graal… un giorno vide delle tracce di sangue sulla distesa di neve, sangue versato da una povera anatra che era appena stata uccisa…  e non poté fare a meno di perdersi nella contemplazione di quello straordinario contrasto di colori che gli facevano pensare al viso della sua bella Biancofiore, in questo modo si estraniò dal mondo per ore, senza cambiare posizione… ho l’impressione che a Hyoga e ad Ikki stia accadendo la stessa cosa mentre osservano, rapiti, il viso di Shun… e forse sta accadendo anche a me…

Timidamente, mostrandoci finalmente un sorriso, si dà da fare sul nastro dorato, piuttosto goffamente bisogna ammetterlo; è così facile per lui farsi vincere dall’emozione. Chi l’avrebbe detto che per me vale altrettanto? Io, di solito chiacchierone e dispettoso, non ho ancora detto una parola, non ho sorriso e mi tengo anzi in disparte, dietro a Shiryu, come se volessi nascondermi… perché? Perché è così intenso, per me, questo istante?

Finalmente i legami sono sciolti, la carta a poco a poco lascia intravedere le prime tracce del regalo e quando Shun comincia ad intuire, si blocca per un istante, i suoi occhi si fanno più grandi e brillanti, poi i movimenti per sfasciare il regalo diventano più frenetici, finché, finalmente, riesce a tirarlo fuori e a sollevarlo, con un singhiozzo… un dono semplice ma che per tutti noi significa tanto… sappiamo cosa significhi per lui, sapevamo che stringere quella cornice, con quella foto che ammicca dietro al vetro, avrebbe risvegliato in lui emozioni alle quali è impossibile conferire un freno, un ordine logico…

Cosa rappresenta quella fotografia?

Nient’altro che noi cinque, in uno dei pochi momenti in cui la serenità era dolcemente fusa con l’angoscia e volevamo ridere e pensare solo al nostro reciproco amore.

Eravamo in Grecia, non per combattere una volta tanto; visitavamo le rovine di un sito archeologico, sentendoci figli di quelle leggende che quei templi e quelle colonne distrutte tramandavano fino alle epoche moderne, consapevoli che noi rappresentavamo la continuità, il filo sottile che lega l’oggi a quei tempi remoti di cui si è persa memoria e di cui rimangono solo questi pochi resti consunti, colonne scheggiate che bianche si stagliano, perenni nei limpidi paesaggi ellenici.

Si avvicinava il tramonto e la giornata stava culminando tra risate e rincorse; forse in quel momento, chiunque ci avrebbe scambiato per ragazzi comuni, intenti a farci dispetti a vicenda, come qualunque ragazzo farebbe nel pieno dell’adolescenza; tuttavia, con ogni probabilità, neanche ad un occhio più superficiale poteva sfuggire quel legame sottile, ambiguo, che si celava in ogni nostro sguardo, in ogni tocco, ogni abbraccio che ci scambiavamo, quasi di continuo, come se avessimo paura di smarrirci gli uni dagli altri.

E infine ci siamo fermati, sulla vetta di una bassa collina intorno alla quale si estendeva, fino all’orizzonte lontano, la sconfinata terra di Grecia, in quella zona antica, dove il tempo sembrava essersi fermato… eppure quelle colonne erano a terra, il tempio era diroccato, i secoli avevano lasciato la loro implacabile impronta. Ma per noi era facile immaginare quei luoghi come dovevano essere una volta; la nostra fantasia ricostruiva gli edifici sacri e le strade e ci portava indietro nel tempo. No, non era difficile per noi, che apparteniamo, in un certo senso, a quel mondo, che scandiamo le nostre esistenze tra il Giappone ed il Grande Tempio di Grecia, nei pressi di Atene, un vero e proprio sito antico il quale ha eretto intorno a sé una sorta di bolla temporale che lo preserva dagli influssi del tempo.

Ikki e Shun si erano stretti vicini e, per primi, si erano rinchiusi in un riflessivo silenzio; Hyoga e io ancora ci prendevamo in giro, mentre Shiryu ci osservava e rideva, inserendo di tanto in tanto, nei nostri battibecchi, una sagace battuta.

Mi divincolai dalla morsa che Hyoga aveva dispettosamente stretto intorno alla mia gola e feci qualche passo, posizionandomi davanti a loro, impugnando la macchina fotografica che mi ero portato dietro:

“Mettetevi in posa” li invitai con un tono che non ammetteva disobbedienza ed accingendomi ad immortalarli in uno scatto, quando una voce si levò al di sopra delle risate di Shiryu e Hyoga:

“Ragazzi, se volete ve la faccio io la foto, così avrete un ricordo tutti insieme.”

Mi voltai, per trovarmi faccia a faccia con un sorridente vecchietto, dall’aria gioviale e gentile; gli sarei saltato al collo per quanto mi inteneriva… fa sempre piacere trovare persone che non hanno dimenticato il calore della gentilezza spontanea e che ancora sanno sorridere e considerare, veramente, senza facili parole o mere sovrastrutture, tutti fratelli.

Lo ringraziai profusamente, con l’inchino che noi giapponesi tiriamo fuori ogni volta che si presenti l’occasione di mostrarci educati e raggiunsi i ragazzi; non appena fui a portata di mano, Hyoga mi afferrò, attirandomi, con una battuta idiota, verso di sé e stringendomi la nuca contro il proprio petto, arruffandomi i capelli. Era così incredibile che uno come lui riuscisse ad essere espansivo in presenza di estranei… raramente ci riusciva se c’eravamo solo noi… evidentemente doveva essere una sorta di giornata miracolosa, dato che persino Ikki sembrava un altro, rilassato, disteso, socievole.

Quando Hyoga mi lasciò, restammo abbracciati e Shiryu si posizionò appena dietro di me; anche Ikki e Shun si erano alzati ed Andromeda era salito su una pietra che lo sollevò di qualche centimetro al di sopra di tutti noi; poco dopo eravamo tutti in posa e, ridendo insieme a noi, l’anziano signore ci immortalò, per restituirmi la macchina fotografica subito dopo.

La presi, inchinandomi ancora, mentre i miei compagni mi imitavano, soprattutto Shun che, come sempre, temendo di non essere mai abbastanza gentile, finiva per esserlo troppo.

“Grazie a voi ragazzi” ci rispose lui “per avermi permesso di credere che c’è ancora qualche speranza per questo mondo.”

Lo guardammo tutti, ammutoliti, senza capire e lui, intuendo la nostra silenziosa domanda, rise ancora e rispose:

“E’ da un po’ che vi osservo e nei vostri scherzi, nel vostro legame, nei vostri spontanei gesti d’affetto che non temono vergogna e derisione, ho intravisto il futuro, in mezzo alla morte e alla paura che al giorno d’oggi infangano la terra… e ho desiderato ardentemente credere che il futuro sia nella luce dei vostri sguardi e non nella corruzione del mondo… ho voluto sperare che in voi si celasse la salvezza.. che grazie a voi i miei nipoti potranno vedere un mondo più positivo… così forse, quando giungerà la mia ora, potrò addormentarmi in pace, se penserò ai cinque sguardi che ho incrociato oggi…”

Non disse altro, ci diede le spalle e si allontanò mentre noi, persino Ikki, a stento trattenevamo le lacrime… Shun e io non ci riuscimmo del tutto…

E adesso, mentre ci stringiamo tutti intorno a quella fotografia che Shun tiene tra le mani, mi sorge spontaneo chiedermi se quel vecchio sia ancora vivo.. se così non fosse, ho almeno la certezza che per una volta siamo stati utili senza versare sangue… solo donando un sorriso… quel sorriso che ci accomuna tutti in quel ritratto… i delicati colori pastello di un tramonto nel pieno del suo splendore coronano le nostre figure strettamente vicine. Io sono in mezzo a Shiryu e Hyoga, circondo con un braccio il mio amico biondo e lui ha il gomito comodamente appoggiato sulla mia spalla… ricordo che me la stava praticamente sfondando, ci godeva a spingere come se volesse conficcarmi al suolo… io ho una mano in tasca e guardo l’obiettivo, senza riuscire a smettere di ridacchiare, come un bambino mai stanco; dietro di noi, Shiryu, le braccia incrociate sul petto, sembra sorvegliarci, come un padre divertito e condiscendente nei confronti dei figli troppo monelli. Vicino a noi Shun, dall’alto della sua posizione, se ne sta appiccicato ad Ikki, incollato a lui con una mano, mentre l’altra la tiene nascosta nella cintura dei pantaloni e assume una delle sue pose spontaneamente eleganti… sembra il ritratto di una famiglia felice, cinque fratellini in gita, ai quali non manca nulla e immersi nel loro amore senza confini… devo dire che siamo belli…

E finalmente, come riflesso di quel sorriso che mi guarda dalla foto, anche adesso sorrido, in direzione di Shun che si è alzato e ci guarda, riconoscente.

“Buon compleanno, Shun-Kun” gli dico, tendendogli la mano e stringendo, forte, la sua.

E’ così commosso da non poter rispondere, mentre il suo sorriso tremante scopre appena i denti bianchissimi.

Abbiamo ancora qualcosa per lui; ciascuno di noi ha pensato a un particolare regalo, che potesse adattarsi alla sua personalità.

“Non è finita qui Shun” interviene Shiryu, leggendomi nel pensiero e estraendo qualcosa che teneva nascosto nelle pieghe della sua ampia veste cinese; quindi porge l’oggetto a Shun; l’occhiata che Andromeda gli rivolge è pressoché stravolta… chissà se riuscirà, il suo animo sensibile, a reggere a tante emozioni tutte insieme… forse, alla fine di tutto questo, lo dovremo raccogliere con un cucchiaino.

Preleva dalla mano di Shiryu un bellissimo dragone in miniatura, plasmato in morbide volute smeraldine; non mi stupisce che il mio amico abbia scelto un dragone cinese, il suo simbolo e al tempo stesso veicolatore di tanti profondi significati.

“L’ho scelto perché ha il colore dei tuoi occhi fratellino e se guardi attentamente, puoi vedere attraverso la superficie, perché come i tuoi occhi é limpido…”

Shun guarda la statuetta per lunghi istanti, quindi se la porta alla bocca, posando un bacio sul muso finemente lavorato del drago.

E’ il turno di Hyoga e del suo libricino di haiku:

“In questi versi essenziali che sono autentiche perle del pensiero umano, c’è tutta la tua dolcezza e la tua profondità… leggili e capirai come ti assomigliano…”

Le lacrime non hanno più argini e le guance di Shun sono ormai imperlate dalle gocce preziose prodotte dai suoi occhi puri… e si trasformano in singhiozzi quando Ikki gli mostra il suo dono, un fiore di cristallo; ero con lui quando l’ha acquistato e appena l’ha visto aveva sostenuto che quel fiore era per Shun… che era Shun.

“Questo perché tu sei il mio fiore, come lo era Esmeralda a Death Queen, perché voi due siete un po’ la stessa cosa… e perché come questo cristallo tu sei trasparente e fragile ma bello, come nessuna creatura al mondo riesce ad essere…”

la voce di Ikki trema; è la prima volta che si scioglie così davanti a tutti noi. Ancora prima che abbia concluso, Shun gli è saltato al collo, il volto affondato sul suo petto.

Toccherebbe a me adesso ma come interrompere quell’abbraccio? Forse dovrei tirarmi indietro e lasciar perdere… è incredibile, non sono mai stato così timido..

Ci pensa Shun a tirarmi fuori dall’imbarazzo, ormai ha capito che devo avere anche io qualcosa per lui e, staccandosi dolcemente da Ikki, mi guarda, come in attesa. Quasi colto alla sprovvista, frugo goffamente nella tasca dei jeans e glielo mostro, senza trovare la forza di parlare.. davvero, non so cosa mi stia succedendo.

Si tratta di un cucciolo scolpito nel legno… l’ho fatto io… sono alle prime armi, quindi è un po’ rozzo ma lui lo prende e lo maneggia come se fosse il tesoro più prezioso e fragile che abbia mai visto prima. Mi rendo conto che dovrei dire qualcosa anche io… come hanno fatto tutti ma non me ne sento in grado… e ancora una volta è lui a salvarmi, parlando al mio posto, con una risatina discreta e timida:

“Significa che sono il vostro cucciolo?”

Annuisco; mi sento le guance in fiamme, probabilmente sono avvampato… non mi riconosco e vorrei sprofondare sotto terra per quanto mi sto vergognando; è così bello Shun, con il viso sorridente ed inondato di lacrime di gioia, mentre stringe al petto, in un avvolgente abbraccio, tutti i nostri regali, spostando lo sguardo, a turno, su ciascuno di noi.

“Io… vi voglio tanto bene…” sussurra e, come se un unico pensiero unisse tutti i nostri cuori, ci avviciniamo gli uni agli altri e lo circondiamo, abbracciandolo tutti insieme, mentre lui, senza smettere di singhiozzare, nasconde il volto sulla mia spalla.

Ti vogliamo tanto bene anche noi, Shun-kun, e buon compleanno, fratellino, grazie di esistere.