Requiem
Settimo Movimento
-Sanctus-
Luogo:Santuario,
Sesta Casa
Tempo:
Sera, Primavera
Morfeo
chiuse gli occhi e pregò.
Nel
profondo del suo animo avrebbe voluto liberare completamente il
Eppure
non poteva permettersi un atto del genere, non in
Prego.
Prego. Ma un Dio chi potrebbe pregare? Nessuno ci salverà.
Nessuno
si salverà. E tutti affonderemo, dannati.
Dannati.
Ma
questa battaglia possiamo ancora vincerla.
Richiuse
le ampie ali dorate, incamminandosi lentamente all’interno
Sul
Santo custode di quel luogo aveva sentito più di un racconto.
Epiche
gesta dell’uomo più vicino a Dio. E sapeva di doversene
ricordando
quel che il Santo della Vergine era stato in grado di fare
Nessuno
dei suoi fratelli avrebbe mai potuto sperare di fronteggiare
Camminava
sicuro, senza cercare in alcun modo di nascondere la sua
Altre
divinità deridevano questo suo comportamento, per poi tornare a
La
sala principale della Sesta Casa era ampia, di forma circolare.
Ancora
riportava le cicatrici dell’arduo e sanguinoso combattimento
frammenti
polverosi. Da uno squarcio, Morfeo vide nuovamente il cielo
Si
fermò e attese, silenzioso.
Il
tintinnio dell’armatura dorata precorse il custode che si avvicinò
“Shaka
della Vergine” mormorò Morfeo, chinando il capo con
visita
di cortesia.
Il
Santo di Virgo non ricambiò il gesto, rimanendo immobile davanti
“Pochi
nemici hanno osato varcare le porte di questa dimora con tale,
“L’arroganza
è il peccato capitale degli Dei, per il quale essi
Shaka
sorrise appena alla risposta, un sorriso privo di qualsiasi
“Per
quale motivo hai reso palese a me la tua presenza, arrogante
“Non
è un peccato dal quale tu sia esente, Shaka della Vergine.
Morfeo
piegò le labbra in una smorfia divertita. Vero, non poteva
“Non
hai risposto alla mia domanda” disse Shaka laconicamente, e
lunghi
capelli biondi che scendevano ad accarezzare con grazia il
“Perché
non ritengo necessario fornire risposte che già conosci,
“Un
combattimento di parole, divinità?”
“Sarebbe
più arduo, ma trionferei anche in quello.”
E
Shaka rise sommessamente, per un brevissimo istante. Il cosmo
Morfeo
ne era avvinto e ne percepiva la bruciante potenza. La
cosa
aveva davanti. Eppure simile rimane sempre lontano da uguale.
“Sei
un nemico astuto Morfeo. Ma non quanto immaginavo.”
“Alcune
battaglie si vincono nei sussurri della notte, altre lanciano
E
Morfeo ebbe coscienza di un fatto semplice eppur brillante. Che
sarebbe
morto pur di non retrocedere di un solo passo, ma neanche la
Il
cosmo della Vergine continuava a fluttuargli attorno, pressandolo.
Il
Signore dei Sogni ne ebbe abbastanza dei preliminari e spalancò le
Sapeva
che quel comportamento poteva essere rischioso. Il suo cosmo
Non
poteva rischiare che altri Santi di Athena lo trovassero
Avrebbe
vanificato tutti i suoi gesti fino a quel momento.
Mise
a tacere la voce della prudenza, pensando in quell’istante solo
E
spiegò le ali dorate.
Le
sottili piume arsero rossastre, mentre il cosmo divino lo
carminio.
Poi come il sangue si espanse, gonfiandosi a dismisura.
E
come un vento a lungo trattenuto esplose, squassando la Sesta Casa
Una
sottile ruga apparve sulla fronte di Shaka mentre si rendeva
I
dorati capelli di Morfeo ondeggiarono per il vento cosmico, la sua
Non
lontano, percepì il potere di altri Santi, che risposero
li
avrebbe rallentati, ma non fermati.
E
uno, il ruggente Leone d’Oro, era troppo, troppo vicino.
Fu
allora che Shaka aprì gli occhi.
“Tembu...
Horin.” la voce di Shaka era sottile, eppure nulla nel suo
Un
colpo che Morfeo sapeva essere una gabbia dorata, dal quale non
Eppure
era un Dio!
“Usi
il tuo colpo migliore immediatamente, Shaka di Virgo. Sai che
“Parli
con arroganza, divinità. Ma sei tu imprigionato.” Shaka
Che
Shaka della Vergine non pensava di sconfiggerlo. Ma
Morfeo
alzò la mano destra, dalla quale si dipanavano fiori. Ai suoi
Ma
quando il primo colpo di Shaka lo prese, il Dio barcollò.
Sei
sensi ai mortali. Sette ai Saints.
Otto
ai pochi prescelti, e uno solo ai defunti.
Nove
agli Dei. Quell’unico senso che gli permetteva di essere
E
Morfeo seppe di essere morto.
Tentennò
ma distese entrambe le braccia, ricoperte di fiorellini
“Fantaso
aveva dato un nome a quel che sto per fare. L’aveva
Non
potrò vendicarti fratello. Ma Icelo lo farà. Dei, purtroppo lo farà.
Un
grido e il Tembu Horin di Shaka s’infranse, liberando il Dio.
Ormai
ogni singolo centimetro della stanza era ricoperto di fiori,
fino
a chiudere persino quello squarcio sul soffitto.
Shaka
si alzò, baluginando nel gold cloth. I fiori si avvinghiarono infidi
Per
quanto potere il Santo della Vergine mettesse nei suoi colpi,
profumo
si era fatto soffocante, e Morfeo ben conosceva gli effetti
Un
grido lancinante percorse la Sesta Casa. Il Signore dei Sogni
E
pregò.
Pregò
mentre l’anima del Santo della Vergine veniva strappata e
“Tu
che per anni hai tenuto gli occhi caparbiamente chiusi davanti al
I
fiori lo sostenevano, con gentilezza, ma negli occhi di Shaka era
mezz’aria.
Morfeo
si avvicinò, i fiori che gentilmente si scostavano davanti al
Gentilmente
lo depose sul collo di Shaka, nascondendolo.
“Ora
tu sai la verità. Da lì sarai guida. Devi esserlo, tu che fra
prendendo
il volto di Shaka fra le mani, cercando una risposta in
Non
poteva restare.
E
scomparve, lasciando ai Santi di Athena un nuovo compagno da piangere.
Chi
posso pregare, madre?
A
chi posso chiedere perdono? Nessuno può salvarmi. Prego, prego che
E
tutto sarà Notte.
Pianse
Morfeo sul tetto della Sesta Casa.
Pianse
nell’ascoltare le grida accorate dei compagni sopraggiunti.
Pianse
nel ricordare il viso gentile di un fratello.
Pianse
persino per la sorella che aveva perduto, senza mai amarla.
Pianse
per sé stesso e pianse per i Santi di Athena.
***
Luogo:
Santuario, Terza Casa.
Tempo:
Sera, Primavera.
I
serici capelli biondi ricoprirono come un manto le dure pietre
O
almeno, fermare il sangue che ne scivolava via.
Tossì
mentre si rialzava, la mano destra che premeva sulla ferita e
appiglio
per tenersi in piedi.
Non
voleva e non poteva credere a quel che stava vedendo.
Davanti
a lui il Toro dorato resisteva, impavido. Lo proteggeva con
Convinti
di trovare dei compagni.
Saga
rise, prima sommessamente poi sempre più forte, finché la sua
I
suoi occhi, nel nero della notte, ardevano come fiaccole. Verdi
E
Tenebra.
Aldebaran
fece una smorfia e un passo indietro, sopportando ancora la
E
mentre un gemello attaccava il Toro delle Stelle, l’altro colpiva
Due
risa, uguali.
Con
una smorfia, il Gold Saint del Toro respinse definitivamente
E’
un incubo. E’ questo che provò allora il maestro Sion? Aveva
Mu
scosse il capo, sconvolto da tali pensieri.
Quando
aveva percepito il cosmo di Shaka spegnersi, sopraffatto da un
Sentiva
di aver mancato in qualcosa, permettendo che quel cosmo
sacro
luogo. Inutili erano state le parole di Aldebaran, lui sentiva
E
ora il Toro d’oro si ergeva come suo unico baluardo davanti a due
Era
corso fino alla Seconda Casa, e Aldebaran gli aveva detto che lo
Mu
sentiva come non mai il peso della propria armatura sulle spalle.
La
sola idea di una nuova guerra civile lo disgustava. Athena era scomparsa anche
questa volta... chi li avrebbe salvati ora?
Saga
sorrise tenebroso, passandosi una mano nei folti capelli ora
venire
qui, poveri sciocchi.” disse con il sorriso sulle labbra.
Aldebaran
aggrottò le sopracciglia, fissando il Saint dei Gemelli con
Kanon
scoppiò a ridere, una mano mollemente appoggiata sulla spalla
“Mu”
la calda voce di Aldebaran strappò il Santo dell’Ariete alle sue
“Pensi
di essere in grado di combatterli?”
Aries
si limitò ad un cenno del capo. Conosceva il senso nascosto di
Gli
stava dolcemente chiedendo se era di nuovo in grado di combattere
Dopo
tutto quel che Hades aveva significato per ognuno di loro!
Fu
sincero nella sua risposta. “Non lo so” sussurrò a fior di labbra,
Ci
sarebbero state altre lacrime di sangue? Questo Mu non era in
“Ma
voi! Saga, Kanon!” urlò, facendosi avanti con spavalderia, fino
Le
parole gli morirono sulle labbra davanti al sogghigno rosso di
Kanon
fece un passo, le mani strette a pugno. Mu riuscì a scorgere le
Ali
divine.
“Nemesi...”
sussurrò. La Vendetta era lì, a muovere Kanon come un
I
Figli di Notte! Sono loro ad aver architettato tutto questo...come
La
mano corse veloce ad appoggiarsi sul braccio di Aldebaran,
“Saga,
Kanon! Cercate di tornare in voi... non è vostra l’anima che
Neanche
questa volta ebbe tempo per terminare la frase. Avvolto nel
Aldebaran
emise un grido strozzato quando vide il pugno di Gemini
“Taci,
Ariete. Sei tu burattino di una Dea insulsa!”
Il
Toro si frappose di nuovo fra i due, bloccando le braccia di Kanon
Ma
le mani grandi e solitamente gentili di Aldebaran gli stringevano
Mu
si rialzò esitante, incontrando lo sguardo irridente di Saga. Non
Il
ricordo, solo questo. Di antiche battaglie già vinte, di
Aldebaran
lanciò lontano Kanon, che emise un leggero gemito quando
proteggeva.
Perché?
Perché
continuava a proteggere qualcuno d’indegno?
Mu
scosse la testa, tornando accanto ad Aldebaran. Avevano due sole
Ma
come potevano uccidere dei compagni? Quei compagni? Mu credeva in
Perire
nel tentativo. Posò delicatamente la mano sul braccio di
migliore
per quella battaglia. La sola presenza del Toro lo
Era
una follia, ma gli avrebbe fatto guadagnare tempo.
Un
attimo, e accanto ad Aldebaran non rimase che il residuo di un
Saga
si voltò sibilando, pronto a colpirlo con furia cieca.
Ma
si scontrò con la difesa di Mu. Il Crystal Wall si ergeva attorno
Con
rabbia Kanon spiegò quelle ali che non gli appartenevano,
veniva
respinto.
Mu
udì chiaramente il grido di disappunto della Dea, imprigionata.
Sapeva
che quella prigione non avrebbe retto a lungo.
Tempo.
Tempo.
Aveva
bisogno di tempo.
Poi
un grido lancinante risuono per tutto il Santuario, con la forza