Il nostro uovo

 

 

A Misty della Lucertola ^*^

 

Io nacqui da un uovo.

Mi chiamavano la lucertola d’argento e… mi muovevo, veloce, rincorrendo nell’etere i suoni.

Io ero la lucertola chiara che, al sole di primo mattino, esponeva la pelle fredda; io ero il rettile semplice che, sensuale, ammiccava alla luna di carta, su questo muro incollata, la falce che era lo specchio  dei miei desideri.

Nessuno doveva toccarmi, nessuno poteva rapirmi…

Dovevo lasciare che il raggio penetrasse le carni, dovevo attendere il suono stridente del grillo prima di ritirarmi.

Io ero una creatura del giorno, ma egli brillava più di me.

Anche lui nacque da un uovo, il suo guscio non era piccolo e viscido, ma grande e accogliente… crebbe per nove mesi nel caldo e soffice ventre di una madre che morì quasi subito, una madre di cui egli portava, con dignità, i capelli e gli occhi.

Il suo uovo era più morbido, ma egli non aveva più nessuna tana dove andare.

Nei suoi primi anni di vita aveva avuto solo me.

Io vivevo nelle pietre della sua casa, in Provenza…

Egli, bambino dal caschetto d’oro e le labbra cremisi, saltava nei campi e si feriva le gambe sottili, tornando da scuola… e io l’attendevo, sdraiata, su quel muro, sempre lo stesso, ai piedi del quale giaceva la rena in cui era stato sepolto il mio uovo…

Il suo uovo, invece, giaceva nel ventre che l’aveva generato, seppellito nel cimitero del piccolo paese, nel seno materno dal quale non era mai stato strappato.

Era stato fortunato a non aver mai conosciuto sua madre, non era stato molto doloroso, per lui, perdere qualcosa che non sapeva di avere.

Si narrava che la lucertola sapesse guardare la strada di ogni vita.

Io vedevo di fronte a lui solo una via baciata dal sole… e lavata dai raggi di luna, riflessi su sassi aguzzi.

Ero angosciato come può esserlo un piccolo cuore incompleto.

Maledivo la notte che mi teneva lontano da lui.

Suo padre era un mostro. Era un uomo molto potente e… era suo zio. Il bimbo biondo era nato, portando alla tomba il grande amore di quell’uomo virile.

Appena quell’uomo passava nelle vicinanze del mio muro, correvo lontano, in una fratta, in un piccolo cespuglio frondoso. Dovevo scappare ogni volta che i suoi occhi incrociavano, senza volerlo, i miei.

Avevo il terrore che il grande palmo si poggiasse sul volto sottile, candido e morbido, sulle labbra di fragola e gli occhi di cielo, tra i capelli dove brillavano pepite d’oro.

Era piccolo di fronte a lui… ma era tanto più degno del padre di calpestare la terra nella gioia assoluta.

Io ero solo una minuscola lucertola d’argento e guardavo il futuro degli uomini.

 

Successe quando meno me l’ero aspettato.: era un bruco piccolo e morbido quella sera, quando si arrotolò sotto le coperte, il giorno dopo si era mutato in una farfalla che brillava, argentata e dorata.

La sua polvere di seta mi invase, proprio quando stava quasi per schiacciarmi.

Ero abbagliato dalla sua luce: non più riflesso del sole o della luna! Quello che percepivano i miei occhi quasi ciechi erano proprio il suo calore e la luminosità della persona. Per questo rimasi inerte ed egli mi tranciò di netto la coda.

Io, la lucertola, perdevo una parte di me stessa: di fronte ad un tale miracolo, il rinnovo del corpo e dello spirito era stato un passaggio obbligato verso la maturità.

Egli mi raccolse, tra le sue mani, e mi chiese perdono.

Insieme seppellimmo la mia coda.

Mi salutò con un sorriso e con la promessa di qualche insetto.

Da allora cominciai a conoscerlo meglio… non era solo una statua perfetta e piacevole, ma un ragazzo dolce con me che ero solo una lucertola argentata, di quelle del mito.

Mi raccontava del suo maestro, delle violenze che doveva subire, dell’odio che egli provava per lui.

Ero il suo confidente… il miglior confidente: colui che ascolta e basta.

A volte aprivo la bocca, ma nessun suono vi usciva, mi sentivo inutile e indegno di tanta attenzione, ma egli amava la mia compagnia e, quando mi rinacque la coda, era affascinato dalla mia bellezza.

Una lucertola d’argento, in effetti, è misteriosa e inusitata: un animale più unico che raro, un po’ come il pesciolino dorato, ma non ha desideri da esaudire, non fa che guardare al futuro dei suoi piccoli protetti e soffre con loro per le ingiustizie di cui è cosparso il viale delle loro esistenze.

Il futuro dell’angelo saltellante era pieno di stupidi gesti violenti.

Eppure il suo cuore bramava la calma placida della perfezione, senza deturpazioni e senza croste che potessero intaccare il suo aspetto.

Egli era un esteta narcisista; il suo credo era la bellezza…

Ammaliava… ed era ammaliato da se stesso.

Odiava il sangue e tutto ciò che poteva sporcare… odiava la terra… era un animale di acqua, io lo scrutavo mentre si bagnava nel torrente della vita che scrosciava tra le rocce vicine, nei punti in cui il livello dell’acqua era maggiormente profondo.

 

Fu così che lo vidi affondare, nell’onda di una sicurezza che nemmeno io, nella mia profonda arroganza, riuscivo a dimostrare.

Tornò nell’uovo, portato da un uomo giusto.

Io, la lucertola argentata, rimanevo in disparte a guardare la fine. Anche la mia vita sarebbe presto stata recisa: io vivevo con il mio creatore, difatti, me ne resi conto, ero nato dal suo desiderio di avere qualcuno al proprio fianco.

Proprio lì, nel momento in cui i suoi occhi cerulei si serravano e il battito del cuore si faceva più flebile, i miei occhi si aprirono e spirai.

 

Ora qui, in questo piccolo campo, incontro un bambino che mi prende in mano e mi trascina lontano, sotto un grande melo, dove ci sono insetti e frutti in abbondanza.

Potremo mangiare per sempre… potremo essere felici e sorridere, io muto, lui dolce e infantile con le sue risate da bimbo.

Io sono la lucertola argentata, vivo una vita triste ogni volta che un bimbo nasce nella disgrazia.

Sono la lucertola misera che sostiene i piccoli figli degli uomini che non hanno altro che la sofferenza.

Sono il famiglio dei sogni di un bimbo che sa di non riuscire a trovare la gioia…

Misty, piccolo mio, dormi e sogna… vedrai che questo mondo non è così orrendo come il precedente: insieme, poi… è tutto più facile.

Questo posto sarà il nostro uovo.