Arayashiki

 

 

A Shaka, per il suo compleanno ...

 

Non mi fermate, non piangete per me, non gridate parole ad un vento di speranza che non vuole spirare, che non vuole darci una mano in questa battaglia di sogni reali.

Non ha più senso lasciarsi andare ad insulsi sentimentalismi, ora non faccio che sentire la morte sul collo e ne sono felice, perché il mio compito è morire.

Ora ho compreso i miei limiti, i miei desideri, lo scopo della mia vita, proprio ora che la porta ho aperto, ora che sto accompagnando i miei carnefici sull’arena verde di questo mio reale universo… miei carnefici o forse prescelti?!

Non so rispondere a questa domanda, so solo che sono amici.

Amici più degli altri che non vogliono capire e che, una volta compiuto il gesto ultimo da me deciso, verseranno un fiume di sale sterile?!

No… compagni come coloro che mi piangeranno, come le persone a me vicine, ma allo stesso tempo distanti perché io ho scelto così.

Tutti loro sono amici, coloro che accettano e coloro che non comprendono… mi amano tutti nel medesimo modo, nel modo che la Dea ha deciso per loro.

 

Sono cambiato.

Un tempo avrei deriso le loro debolezze, gridato ai quattro venti il mio disprezzo. Avrei cercato nel mio spirito la pietà che mi portò quasi ad uccidere degli innocenti nella battaglia alla sesta casa, che mi portò quasi a ripudiare, per arroganza e presunzione, i principi della nostra Signora Sacra.

Un tempo avrei nascosto al mondo il suo vero volto.. avrei nascosto a me stesso le verità che scoprii sul fiume della morte e della vita.

Un tempo… è un livello dimensionale così lontano e intangibile da apparire quasi come una fetta inconsistente di memoria.

Mi spiace dimenticare le debolezze passate, ma è l’unico modo che conosco per fuggire fantasmi.. e lo scopo della mia vita è cercare l’illuminazione, non possono lasciarmi andare a false credenze di luci artificiali soffuse.

Io cerco la vera luce, quella che solo un’anima degna può scorgere al di là di ogni stupido e minimo desiderio, quella che ti riempie di calore solo quando hai compreso il flusso stesso delle anime che ti circondano.

Io l’ho capito solo riconoscendo i miei peccati e ora, in questo piccolo giardino che si trova oltre la fredda porta, cerco l’ultimo anello di congiunzione con la mia anima del passato.

Appartiene ad un mio ricordo questo luogo: foglie che cadono, piano, tanto da sembrar farfalle che volteggiano nell’aria cupa di una notte di fine estate, toccata solo da un vento, innaturalmente gelido, che crea strade per queste illusioni danzanti, piccole scie di luminosi atti disillusi dalla regola del filo a piombo, le foglie si staccano da alberi apparentemente senza significato, ma che mi trasmettono un forte senso di fatalità, piante slanciate ed invitanti… il loro fusto spinge al riposo e alla meditazione, le fronde lasciano andare un suono pari a quello di una ninna nanna.

Ero molto piccolo quando conobbi l’antica leggenda: quegli alberi sarebbero stati una tomba per me… o, meglio, avrebbero visto il mio trapasso.

Anni a cercare il senso a quelle parole, anni a comprendere cosa volesse significare la voce che sentivo nella mia testa, che veniva a me in quella stanza in cui mi era permesso solo digiunare e ascoltare, sentire e lasciarmi andare ai morsi della fame.

Quando avevo pensato di capire, quando mi ero illuso di avere sciolto il significato di quelle parole, era bastato un bambino cresciuto troppo in fretta per portarmi di nuovo nell’oblio.

Non ero un dio, ma un mezzo per arrivare ad esso, ero uno strumento nelle mani della Dea! Ero forse più forte dei miei compagni, ma rimanevo un giovane stolto che non aveva saputo riconoscere la Sua venuta in terra tramite me, accecato dall’orgoglio e dalla falsa credenza di non avere rivali!

Un bambino per distruggere tutti i miei castelli sicuri, la mia anima per ricostruirli più saldi di prima.

Finalmente avevo compreso…

Ma mi mancava un piccolo passo: il significato del ricordo legato a questi alberi.

Tronfio della mia sicurezza, della mia invulnerabilità, avevo pensato che quel ricordo di morte legato alla mia precedente vita, sotto lo Sharasoju, fosse in realtà un’allegoria per indicare la morte dell’anima imperfetta e segnare la sua rinascita alla conoscenza superiore.

In realtà io mi sbagliavo.

Ho commesso molti errori nella mia vita, troppi per pretendere di essere una Sua reincarnazione.

Anche il senso dello Sharasoju non è più oscuro alla mia mente.

Fisicamente, sotto lo Sharasoju, dovrò morire, è il destino che mi è stato descritto, ma la mia morte sarà solo un piccolo passaggio verso un ultimo atto, un atto di pura pietà verso il genere umano.

 

Ora ho capito.

Per questo voi, miei compagni, persone così distanti da colui che viveva le sue innumerevoli vite da solo, non dovete piangere ma gioire, ché il piccolo bimbo disperato ai piedi del Buddah non ha più lacrime da versare, ma è pronto a dispensare sorrisi ad un mondo migliore!

Dobbiamo costruire un’alba, non lasciarci andare nel crepuscolo certo.

Ora ho compreso, ora so come agire e voi, miei compagni che accompagnate questo corteo funebre so che siete guidati dalla mia stessa passione.

Avvertirò io la Dea, io che ancora non so come fare per spingervi a farmi morire.

Le mie mani segneranno col sangue l’ultimo insegnamento ad una bimba che doveva crescere con noi ed è cresciuta contro di noi… e per noi ciechi! Quante cose deve ancora imparare mentre scenderà a combattere questa battaglia, a voi il resto dell’insegnamento.

 

Io lascio la mia eredità alla Dea.

Voi fate lo stesso e difendete la sua strada verso la salvezza del mondo.

Il mio tempo è arrivato.

Mi addormento per mano vostra sotto questi alberi consolatori: ho seguito il mio destino, ho vissuto la mia vita seguendo la Sua guida.

A… ra… ya… shiki…

 

 

Un breve combattimento, il desiderio di vederlo presto finito aleggia nell’aria.

Intanto prego voi di non piangere, di non versare inutili lacrime, amici miei, compagni! e poi lanciate l’unica scelta imposta dalla forza di una energia che riesce a rendere sterile ogni attacco: l’Athena Exclamation… la sua forza che si espande.

Tutto si spegne.

Non piangete per me ora che non mi avete fermato, non versate inutili fiumi di sale sterile.

È bello morire nella grazia della Dea.

Un sorriso è un obbligo a cui non posso sottrarmi: sono felice.

 

  A… ra.. ya… shiki.