02 Arrivederci

Apri gli occhi, ma li richiusi quasi subito, la sottile tenda che copriva la finestra, non era abbastanza per proteggermi dal primo raggio di sole, quando mi ci abituai mi guardai attorno, la stanza aveva sfumature calde, la finestra era chiusa e l’aria mi appesantiva le palpebre, ma non avevo sonno, era pesante, ma non insopportabile, e ad aumentare questa sensazione c’era il mio corpo un po’ appiccicoso, mi dava fastidio, dovevo aver sudato durante il sonno, ero privo di forze e debole, mi sentivo pesante, ma con la mente assolutamente sgombra, priva di pensieri, poi quasi a farmi dispetto, tutti i ricordi del giorno prima si affollarono nella mia testa, costringendomi a portarmi le mani hai lati del volto, come se non volessi sentire qualcuno, credo che mi scappò anche un gemito di dolore, mi misi a sedere e piegando le ginocchia al volto, sentì di nuovo le lacrime salirmi agl’occhi e farsi strada sul mio viso, in quel momento due mani salde e calde mi presero per i polsi e mi costrinsero a lasciare il mio volto.
“Shaka! Shaka!” tenevo la testa bassa, sapevo chi era, quelle mani calme e calde che mi scrollavano le spalle, alzai il mio sguardo, due iridi viola e grandi ecco com’erano gli occhi del mio più caro amico, anche l’unico che abbia mai avuto, di sicuro non era il solito monaco che cercava di tranquillizzarmi come le altre volte, lui era qui, qui con me, come avevo sperato ogni giorno, perché solo con lui mi sentivo davvero al sicuro.
“Shaka.” La sua voce si era calmata, non gridava più come prima “ non ti preoccupare, ora ci sono io qui!” Mi abbracciò forte come aveva fatto prima che mi addormentassi tra le sue braccia, io annui alla sua affermazione.
Restammo in quella posizione per un po, e poi ci separammo, ma non tolse le sue mani dalle mie spalle.
“Come ti senti va meglio?” restai in silenzio, sapevo che cosa voleva chiedermi, voleva sapere perché stavo così male, glielo leggevo negli occhi, ma come potevo dirgli che in quei mondi e le persone costrette in quei luoghi mi facevano impazzire, ogni volta che andavo la, urla, gemiti, e suppliche disperate a Dei o personaggi Onnipresenti e Onniscienti da parte di giovani, vecchi e donne, di tutti le razze e lingue, e che l’unica cosa che li univa ora era la Disperazione totale e la Morte, ma la cosa che mi uccideva l’anima e il cuore erano quei bambini morti pensando hai propri genitori, costretti ad ammucchiare pietre sulla riva del Sai senza sosta, dove demoni crudeli per divertirsi, distruggono quei cumuli di pietre, bambini molto piccoli, bambini della mia età, bambini più grandi, ma non di molto, mi sentivo un mostro quando li vedevo, una persona raccapricciante, mi sembrava una presa in giro per loro, che io, un vivo, mi permettessi di guardarli senza aiutarli, molte volte quando mi giravo per andarmene sentivo delle voci che mi maledicevano o mi chiedevano perché di qualcosa, molte volte ne avevo paura di quei esseri così piccoli, ma così disperati, e che quando tornavo in questo mondo scoprivo ogni volta, che non è molto diverso da laggiù, la Povertà della mia gente, la Fame che uccideva i più deboli, la Disperazione di una vita vuota, erano le signore ingiuste che governavano questa parte del mondo, e il fiume Gange, il fiume sacro, dove milioni di persone si bagnano per essere purificate dai peccati e a pochi metri, forse anche meno, vi ci buttano dentro la cenere dei resti di essere morti che sono stati bruciati, con la stupida credenza che la corrente li porti all’altro mondo, pieno di luce compassionevole e dolce, com’era triste tutto ciò, così triste da farmi male.
Sentì alzarmi il volto, dovevo averlo abbassato, per nascondere la mia paura a quell’essere che amavo come un fratello, mi scostai a girai il volto in modo che mi ricadessero i capelli come un velo, lo senti lasciarmi e avvicinandosi alla finestra, scostò la tenda, ormai era quasi sera, alzai il volto e gli guadai le spalle.
“Sai, domani mattina, di buon’ora, il mio maestro mi accompagnerà a vedere le campagne della Grecia, e poi il Santuario, dove è gran sacerdote, lì mi lascerà con un cavaliere per portare a termine il mio corso di cavaliere, mentre lui si occuperà del regno d’Atena, la nostra signora…” si girò verso di me con gli occhi a terra, la luce soffusa che entrava dalla finestra sembrava dargli un non so che di fiabesco“ Te ne rendi conto, finalmente conoscerò altre persone potenti quanto me e forse oltre, conoscerò i famosi cavalieri Gemini e Sagitter, non vedo l’ora!”
“T’invidio!” Volsi lo sguardo alle mie mani distese sulle mie gambe distese e coperte da un leggero lenzuolo.
“Non devi…. Prima o poi arriverà anche il tuo momento di presentarti come cavaliere d’oro al cospetto del sacerdote, e lì ti consegnerà la tua casa da proteggere.” Mur sorrideva ed era tornato a stringermi le spalle, sospirai e inconsapevolmente mi apparve un sorriso ironico sulle labbra, che Mur ribatté anche lui con un sorriso, ma il suo era carico di tenerezza nei miei confronti.
“Sai anche se è un sorriso ironico per me, è bello che tu sorrida.”
In quel momento bussarono alla porta della mia stanza.
“Si?!”
“Posso entrare?” era la voce del mio maestro, Mur si sedette sul letto lasciandomi le spalle.
“Si entrate pure.” L’uomo che apri la porta era alto e portava il caratteristico costume buddista che nascondeva il suo corpo muscoloso, era calvo, pur avendo solo una quarantina d’anni.
“Shaka, Mur, se avete fame è pronta la cena, scendete?” io e Mur ci guardammo contemporaneamente.
“Si arriviamo subito!”
“Signore, per caso il mio maestro è…”
“Si, è giù che vi attende!”
“Grazie!”
Se n’andò, e Mur si alzò stirandosi come un gatto, sembrava che fosse cresciuto di 5 cm, io scostai le coperte e appogiai i piedi a terra, il pavimento era freddo, e questo mi diede sollievo, cerca di alzarmi ma ricaddi a sedere, allora Mur mi aiutò ad alzarmi e raggiungemmo la saletta per la cena.
Quella notte Mur dormì insieme a me nella mia stanza, credo che avesse paura di lasciarmi solo, che potessi avere un incubo.
La mattina seguente accompagnai lui e il suo maestro fino alle porte della città in cui risiedeva il tempio, Mur mi fece la promessa che appena arrivato al santuario mi avrebbe scritto e raccontato il viaggio.
Restai a vederli allontanarsi, finchè non scomparvero dal sentiero.
Tornai al tempio ripensando alle poche ore trascorse, e sperando che la lettera di Mur arrivasse presto.