Oh Dei

dell’Olimpico

tempio divino

oh sacre glorie

di  arte 

diffuse,

o muse

sacre

che luce

recate,

la mano,

la bocca,

la mente

ispirate

 a coloro

che, con

le iridi

liquide e molli,

cantan le gesta di

dolci                                      anime pure ed immacolate,                                      a  lei       

votate,                                   di   bimba  rubata  piangente,                                    di un

uomo                         in mente scempiato, di santo che percosse la                     terra,

di vigile e ligio compagno devoto. Cantiamo di storia in altro narrata, da molti altri

occhi già letta ed amata,

farcendo,    però, gli

eventi di sogni, ideali

pensieri,   di  madide

note interiori.

Noi cantiamo

giustissima ingiusta

miseria  di  chi  viene

tratto in inganno, di

chi, cieco, crede e

Amore spinge  fino

a fossa profonda,

di    chi    non   sa

ancora  parlare  e

che, per amore, è

costretta a penare

per  quello  che  è

il bene universale!

Cantiamo di fredda

duplice spada, una

sanguigna,  l’altra,

in vero,immacolata

e ribelle  alla  mano

che l’ha impugnata.

Cantiamo  di fine  e

speranza, di fulgida

stella    che     brilla

in giovani, tre  volte

degni,   seguendo  la

 via di   martire puro, 

ucciso   da  mamma

menzogna che tutto

ricopre     in   notte

silente!   Oh,   ma

speranza       mai

abbandonate!   E

 tutto chiudiamo

 con spirto puro

 ché  Athena  ci

  guida   lungo

 ogni   nero

 tratturo!

Per  la

dea

!

 

 

α

 

Nota: E’ bene tener presente, leggendo questa fanfic, che i tre autori si sono completamente affidati alla versione giapponese dell’anime, oltre che al manga; purtroppo abbiamo notato che la versione italiana discosta troppo dall'originale, non tralasciando il fatto che, con il dialogo tra Shura e Aiolos, è stata reinventata la storia … per intenderci tutto ciò che riguardava Arles e la successione all’incarico di Sacerdote al Santuario è un’invenzione puramente italiana. Per i dialoghi quivi presentati noi ci siamo affidati a quelli giapponesi, quindi non stupitevi delle discrepanze che troverete dalla versione che conoscete da sempre.

 

La notte degli inganni.
Notte di destini
che si incontrano, intrecciandosi
in sottili trame rosse.

Il destino di un uomo.
Il destino di un Dio.
Piume bianche di sangue imbevute.

Il destino di un uomo.
Il destino di un soldato.
Lama sacra di onore profano.

Il destino di un uomo.
Il destino di un eroe.
Cuore puro d'inganno tacciato.

La notte degli inganni.
Notte di destini
che si incontrano, violandosi
in un ultimo silenzioso addio

 

 

Il sangue macchia poco o si lava via facilmente: una volta fuoriuscita la linfa dai vasi recisi, egli coagula subito e crepa, senza rumore.

Eppure, io ti guardo, sacro Sangue e il respiro pesante nel petto si placa. Ti guardo, Sangue di altri secoli mentre lucentezza, velocemente, perdi e io mi calmo e mi fiacco... 

Sei il segno lasciato a sparire, a penetrare, ad infilarti in me. Il segno che solo rimane dopo essere stato marcato come omicida... e quasi, tu, sangue semidivino, hai la consistenza del ferro rovente che attaccava la pelle e mordeva, friggeva il Tristo nelle buie segrete di castelli di altri luoghi.

Il marchio che mi lasci, Sangue Santo, è un segno che mi frange dentro e che brucia quanto le pustole da tocco rovente...  

//... Come fare a nettare dallo spirito questo succo fatato che in morbidi aloni, in silenzio, secca?//

Sì! Scorri! Sangue sporco di imbelle, scorri e limpidamente sciacqua questi vecchi pavimenti decrepiti, screpolati come pelle al sole!

Sei il tappeto rosso da calpestare... sei il nettare della vittoria...

Avanti... scorri, sangue anonimo di chi non meritava di avere il Santuario ai propri piedi! Sangue anonimo, bagnami e dammi l’invulnerabilità che il fiume rosso di Fafnir donò a Sigurdhr, ma scevro del tallone traditore! 

E ti sarò grato, sangue cremisi che arde come fiamma, ti sarò grato del tuo regalo come ne sono al tuo signore che, incurante della mia forza, sorvolando sul mio animo potente come una colomba plana su una palude, trascurando la mia bramosia, la mia passione, mi ha giudicato!

Io sarò la mano che nessuno ha mai osato alzare sul mondo che si frange... purificata dal Sacro Suicidio Involontario di un vecchio decrepito.

Io ho la salda fierezza giovanile...

Io so cosa è giusto per il mondo...

//... sangue lordo di passività devastante, possa tu esser del mio spirito la guida verso Legge Giusta!//

E il respiro torna a placarsi... e, sdraiato, ti guardo... o luna... ti guardo e tu mi guardi!

Mi piaci... ti ho amato da infante, Madre che Notte divelli, che svelli paure ormai antiche, placate dal cosmo che tutto distrugge e che Notte crea.

Ascolto...

L’unico respiro che sento è il mio e il mio solo...

L’altro corpo più non si sente... è muto.

È un manichino che non ha mai avuto voce, è una marionetta che mai più avrà voce. Cosa faccio? Le mani si muovono, so che è sbagliato...

Ma lo spettacolo continua anche quando muore il trapezista... i clienti vanno soddisfatti... quando muore l’artista... l’artista si sostituisce...

E tu, Luna!!! Guarda come vesto bene questo manto di rosso sangue macchiato... di rosso sangue coperto! Guarda com’è elegante il figlio che crescesti, involontaria creatura materna, guarda che vesti sacre e incontaminate mi calzano, intorno...

Sarà l’armatura del trionfo... e quest’elmo, complesso, svilente per chi lo indossa, non sarà altri che la coppa dalla quale si berrà la vittoria!

Per ora coprirà i lineamenti miei, virilmente femminei, ma dopo... dopo sorriderò alla maschera e le dirò: “ti amo!”

Ricoprimi da Sacro e toccherai il cielo...

E già ti vedo, Luna, riflessa in quell’ultimo gesto che compirò, in nome della Dea!

 

E l’uomo si alza.

Lentamente, la veste prende dal corpo che sanguina senza dolore, freddo... gelato nella posa di colui che Meraviglia ha colpito poco prima di Morte.

Strappa la maschera e rivela un viso vecchio di secoli, un volto distorto dall’ultimo grido... un cieco urlo freddato in bocca a colui che ha visto Madama Ultima Amante... gli occhi sbarrati nella notte sanguigna osservan la luna che occhieggia dietro un nuvolo cielo di stelle, vezzoso.

La Luna ricambia con fredda indulgenza e sembra placare quel profondo rimpianto di vita con grigie parole: “Hai sbagliato... chiedi perdono a te stesso!”

E l’uomo, con collo cinto da Sacro Rosario, sente quasi quelle frasi glaciali!

Risponde alla vivida Luna, risponde, sognando espressioni pesanti... ma con lei non riesce ad usare freddi lamenti.

“Sei sorella, sei madre, sei sposa!” tuona la voce caricata di voglie “Tu sola puoi giudicare, questo empio che tenebra non ha voluto lodare!”

E le braccia dell’uomo si allargano e le ampie maniche cadono in basso, pesanti.

La sua figura si fa immensa e bizzarra, distorta da riverberi strani ed infausti.

Piano si accuccia e, lento, la maschera prende...

... ma quelle gocce, stillate da occhi di foresta al tramonto, perché non fanno che scendere a fiotti?

E si mischiano al sangue...

Signora Lacrima e Signor Sangue legati da vincoli stretti, da sospiri di amanti ormai millenari... ed il volto scolora in argento... la maschera copre e lascia di ghiaccio un viso che invece, disperato, dimostra a se stesso di palpitare...

L’uomo torna a torreggiare sul morto.

Parole metalliche e fredde, motti non solo o, forse, non più saggi, parole che sono scaglie di orrore: “Ti lascio a marcire... questo liquido sudario ti resta... mi dispiace... o no, non mi dispiace, sono fiero di gesti e parole, sono fiero di sogni e certezze... e mi disprezzo, come fa Madre Uccellino quando cresce nel nido, suo seno, un figlio di Cuculo rozzo... mi amo per la mia onnipotenza, per la stella vitale che brilla in questo petto massiccio.

Odio i miei pensieri scarnificati dalla lotta incessante che...

Amo il me stesso che sa ciò che vuole... che sente il sapore di Vita in Morte sovrana!

Detesto questa mia onnipotenza, embrione che si sviluppa in mamma Arroganza e non in Vergine Giustizia!

Desidero me stesso e la mia onnipotenza... mi piace, sento che, almeno, con lei so mantenere costante la fiducia che ho verso me stesso.

Sento un desiderio di assuefazione a qualcosa... sono un fragile fulcro di Vita...

Cos’è questa sensazione divina che mi apre il petto quando respiro?!

Mi sento soffocare... ho paura!

Sono forte, nessuno può battere queste braccia possenti...

Sono uno straccio bagnato che mani robuste strusciano in terra...

Sono un Dio...

Sono un Demone...

Sono un Angelo Nero che brilla di Forza... io so cosa faccio... io porto la Legge, quella dell’Umana Giustizia!

Sono un Mostro che reca solo distruzione...

Sono Cesare salvatore!

Sono Giuda che solo morte può salv...

Sono me stesso. E di questo mi vanto!

Sono logica coltre di immondi presagi che...

Sono il Vincitore!

Sono un morto che vuole tornare a...

Sono io la vera Guida!

Sono cieco di fronte al cammino da...

Sono colui che i Santi potranno seguire!

Sono ... io... forse... non...

Sì! Il cosmo brilla in me come il fuoco arde in un vulcano che erutta!

Io... no... forse... qualcosa...

Ed ora: sia lode alla Dea! Sia lode alla Vergine Pallade in croce... in martirio... sia lode alla scheggia di vita terrestre che io, il Santo dei Santi, mi appresto ad estirpare da un corpo paffuto di bimba!”

E risata violò i vecchi gradini della Casa del Sacerdote. Al di sopra della Star Hill risuonò la minaccia sacrilega velata di pianti e sussulti.

 

Il corridoio si muove verso di me... mi accompagna e io sogno la luce lunare che filtra da finestre aperte in eterno. È vuoto...

Davanti a me, sopra di me, tutto tace...

Il respiro mio si alterna al sospiro.

Sto andando al patibolo solo...

È il trono, questo? Il trono che sento palpitare sotto le mani che cercano, ansanti, qualcosa che preme, che geme strisciando contro un legno massiccio?

Questo stridio di metallo si copre di risa umane mai viste o udite.

Ti amo, messaggero di morte! Ti innalzo!

Ti odio, signore di segni pesanti che sangue rilasciano piano! Ti odio, o mia mano!

Penetrerà nella carne rosea di bimba... ormai poco resta a questo mondo. L’Oscura presenza barcolla, ma, ferma, dentro e fuori di me, avanza!

Nessuno al mio fianco, io solo sarò l’artefice di questa giustissima sorte per un Mondo che mai comprenderebbe altrimenti.

Io stringo i miei denti e avanzo, stringo la mano sull’elsa che, liquida, chiama.

Nell’elsa si specchia la luna... il riflesso dorato guida i miei passi verso un eccelso finale!

Odio... odio i gesti insani della mia mano!

 

 

L’uomo arriva, si arresta sull’uscio della stanza di bimba...

La porta spalanca, con cura...

Entra.

Sulla culla si sporge e il pugnale avvicina ad una gola cedevole come morbido tulle.

 

Sei bella, dea fanciulla... dea infante...

Piccolo schifoso pezzo di carne, trafitto... esponiti meglio che così imbardata non seguo i punti vitali che più lontani voglio colpire, che la tua sofferenza sia massima e carnalmente suadente! Impara, mia dea, la perversa passione del doloroso tocco che entra!

Sei dolce, quegli occhi che chiudi sono segno della tua innocenza. Le piccole ciglia si piegano, quasi a gemere lento. Un incubo forse? Vorrei liberarti di questo sogno malsano e cullarti tra queste braccia, sacro fiore nato nel letamaio del mondo.

E strapparti i tuoi occhi? Metterli in una piccola, viscida, coppa che mantiene dentro già le tue viscere oscene, l’odore stomachevole si alza e raggiunge poi gli altri e porta ad una vomito caldo le bocche degli uomini sporchi!

E poi batterti la mano sulla fragile schiena e cantare per te la canzone che i padri cantano a figlie inquiete...

E urlare al tuo faccino bello, che vomita sangue e cervello, impalato, con gli occhietti scavati via, che perde organi interni da ogni foro naturale... e innaturale... perché sulla fronte avrai un piccola orbita per occhietto di troppo...

E quando il tuo respiro si sarà fatto dolce e tranquillo, io coprirò il tuo piccolo corpo con calde coperte...

Ed le braccia e le gambe strappate prima di ogni altra cosa, quando ancora vivevi, saranno racchiuse in un fagotto e appese alla finestra, ché ogni corvo possa sentire quest’odore di sangue rappreso che scivola lungo le pietre...

E i capelli ti accarezzerò, continuando a cantare, sperando di sentirti sorridere forte.

E rimarrebbe il tuo tronco privato di ogni arto e del capo che penzola altrove. Dal pertugio che tra molti anni ti avrebbe reso più donna che altro salirà la lama a squartarti! Estremo tormento... aprirò il tuo ombelico da poco richiuso, aprirò quel petto flaccido e molle...

E ti accarezzerò sul pancino perché forse il latte non era buono...

Scarnificherò il tuo cranio esposto... che possa esser simbolo per me di sorriso eterno alla vita che, in questa era, tu non avrai!

E i suoi capelli scivoleranno serici tra le miei mani...

E i capelli saranno vomitati da cani...

Le tue manine stringerò e tu sorridente rimarrai...

Ti strapperò le falangi e le morderò con i miei denti!

Ti farò un letto di rose...

La tua culla sarà di spine di rose...

Ti loderò perché...

Ti spezzerò con queste mani che sanno di sangue del Sacerdote... ti lacererò questi tessuti teneri e serici che si creperanno come piccole bolle di vetro.

E tu griderai...

 

L’uomo alza una mano...

Il pugnale scende veloce e l’aria fende, bramando quel piccolo collo corto e grassoccio.

Qualcuno lo ferma.

Sangue non infantile, ma di guerriero stanco, cola sul bordo della culla che assorbe e si macchia indelebilmente.

È arrivato... si oppone, il ciclone, e salva la bimba e lontano spinge l’uomo sconvolto. L’urto viola il segreto: la maschera cade.

E rivela un volto sconvolto da segni diversi, tinto di bianco e di nero.

Il volto di un folle.

 

Mi guardi... come ti sembro? Sono strano, vero? Chissà quale voce senti?

Sacrilegio! Allontana quegli occhi, che sanno solo giudicare, da me che so esser nel giusto! Quelle tue pozze mi fan vacillare!

Continua a guardarmi e immergi il mio volto nella tua memoria... e che tu sia fermo nel scriver la storia!

Racchiudi in un sogno da sveglio questo mio viso e rammentalo sempre, desquamalo di ogni ricordo d’amore e amicizia... ora sono il nemico.

SONO IL NEMICO CHE TI UCCIDERA’!

Sono l’amico che dovrai vendicare...

SONO IL NEMICO CHE TI SQUARTERA’!
Sono l’amico che dovrai riscattare...

 

Aiolos il viso ben noto ha guardato, è rimasto da solo, ha sentito, ha provato quel vuoto inatteso che si percepisce quando un punto di forza è strappato.

Ha stretto la bimba ed ha atteso: atteso di trovare la forza di uscire... di svellere i blocchi di Paura e Sconforto. Ha atteso quel tanto per non essere morto!

E Saga, il divino, il Santo, colui che porta in bocca le parole di Athena, giace contro un muro ormai freddo. Il pugnale lontano dal corpo, riverso in una macchia vestita di rosso, è dimentico di tutti e di tutto.

E la voce dell’uomo palesemente noto a tutti i Santi di Athena si alza ed accusa: “Traditore fu colui che nella notte la piccola Athena volle sostituire! Dei Santi vestiti d’oro voglio il più fedele alla Dea, perché a lei deve il sacro dono della Spada di forza sublime!”

 

E i tuoi passi si allontanano, oh divino custode, salva la Dea che io più non ho forze...

Maledetto sia il tuo passo veloce, serpe che morde nel seno di donna! Ché alla fine sarà più bello assaporare il tuo sangue..

“Shura, signore della decima casa... a te il compito di estirpare questo male eterno: il tradimento!”

 

 

 

 

 

 

 

 


 

CAZADOR                                                                                                                   CACCIATORE

¡Alto pinar!                                                                                                                         Pineta Alta!

Cuatro palomas por el aire van.                                                       Quattro colombe nell’aria vanno.


Cuatro palomas                                                                                                           Quattro colombe

Vuelan y tornan.                                                                                                        Volano e tornano.

Llevan heridas                                                                                                                    Portan ferite

Sus cuatro sombras.                                                                                           Le loro quattro ombre.


¡Bajo pineta!                                                                                                                     Pineta bassa!

Cuatro palomas en la tierra estan.                                               Quattro colombe sulla terra stanno.

 

Federico Garcia Lorca

 

 

Una notte come questa iniziata come qualsiasi altra notte, qui al Santuario, qui dove le stelle sono di casa e benedicono con il loro alto splendore le valli rocciose e gli edifici immobili in una bolla temporale immutata fin dai secoli lontani del mito.

La mia casa, il mio mondo, che mi ha visto crescere nel fermo ideale e nell’onore, nella consapevolezza che mai tradirò ciò per cui sono nato, ciò per cui il fato qui mi ha condotto… ciò per cui ora mi appresto a compiere il dovere impostomi dalla voce del sommo signore… la voce della dea quindi, tutto ciò cui la mia vita è consacrata, dalla mia nascita ad ora… per sempre finchè avrò vita e anche oltre, quando diventerò io stesso una stella e da lassù continuerò a tenere alto il mio onore di sacro guerriero… mai sbaglierò… mai, se eseguirò gli ordini di chi reca in sé il volere di Athena, io che di Athena sono il servo più fedele, io che da lei ho ricevuto il sacro dono celato nel mio braccio tagliente come lama d’acciaio, io signore della leggendaria Excalibur, testimone della fiducia in me riposta, testimone della mia incondizionata lealtà all’estremo ideale dei santi di Grecia.

Ho promesso che niente metterò al di sopra di questo ideale, al di sopra di te, Athena… sostienimi in questa prova, come mi hai sostenuto nella mia crescita spirituale, sostienimi in ciò che mi è stato ordinato di fare per rispettare il tuo volere, perché colui che sto ricercando tra queste pietre millenarie è colui con il quale sono cresciuto, fianco a fianco, compagni, mia guida e mio esempio nel servire te… anche per lui tu al di sopra di tutto, anche per lui sacre e inviolabili le tue leggi… ogni cosa andava messa in gioco per salvaguardare il tuo nome e la giustizia di cui sei emblema nel cosmo, mia dea… questo egli diceva, questo ciò che mi ha insegnato, ciò che ho fatto mio… ciò che ora lui ha tradito, lui che ha cercato di ucciderti.

Vorrei soffermarmi a domandarmi il perché, vorrei trovarlo e chiedergli spiegazioni ma la mia rabbia è più forte, il mio orgoglio ferito è più forte, il mio desiderio di servirti al di sopra di tutto… nessuna giustificazione, nessuna scusante… solo la vita del traditore laverà l’onta subita dal sacro ordine d’oro… e l’onta mia, di averlo chiamato amico.

Giungono alle mie orecchie inconfondibili suoni di una battaglia senza storia… semplici guardie… cani da caccia aizzati contro un orso… non hanno speranza ma la loro utilità è almeno quella di condurmi nella direzione giusta, verso la preda inconsapevole, la preda che non si aspetta, forse, di trovarsi di fronte un simile cacciatore.

Perché proprio io, si chiederà… Perché mi è stato ordinato, perché è il mio dovere, perché a lui debbo obbedienza come alla dea stessa. Ma soprattutto perché io l’ho voluto, se non me l’avesse ordinato il mio altissimo e leale signore, avrei chiesto io stesso che proprio a me venisse concessa la gloria di epurare dal male le sante dimore di questo luogo … io prenderò la sua testa e otterrò soddisfazione e vendetta.

Cala nuovamente il sipario del silenzio su questa notte lunghissima che segna una svolta; niente sarà più come prima e non so perché, di questo sono sicuro… sto per estirpare definitivamente il male dal Grande Tempio, il male celato sotto una maschera di lealtà quale è sempre stata la sua, la falsa maschera di Aioros, fasulla gentilezza, fittizia onestà… estirpando la gramigna crudele, il giardino torna allo splendore che gli è proprio… tornerà alla purezza il Grande Tempio se queste mie mani sradicheranno da esso il male che vi si è insinuato come una serpe ammaliante, regina della più subdola ipocrisia.

Il momento del nostro incontro è vicino e io bramo l’attimo in cui la mia lama inciderà le sue carni traditrici. Risuonano i miei passi sui ciottoli freddi, mentre anche le stelle sembrano essersi improvvisamente nascoste, fuggite terrorizzate all’orrore di veder violato il luogo a loro tanto caro; mi manca la loro guida, un gelo improvviso immobilizza il mio fatale cammino verso il necessario atto di giustizia.

Alzo gli occhi al cielo, implorando il loro sostegno: mostratevi regine della notte, non lasciatemi solo nel mio santo dovere…

No, Shura! Niente tentennamenti! Esse non vogliono brillare su di lui ma confidano in te!

Dentro di me la loro presenza riluce, la sicurezza del giusto guerriero riflette nel mio cosmo quegli astri dorati che ora non vedo… Li sento tuttavia, mai mi abbandoneranno se io mai abbandono la retta via di Pallade dea.

Pochi passi e il colpevole apparirà davanti ai miei occhi; la mia anima salda anela al sangue impuro che, tra pochi istanti, sarà versato in sacrificio alla divinità calpestata. Riderò allora, innalzando la mia voce alla luna, immaginando quel cadavere freddo lasciato a marcire sotto un cielo che mai più lo vorrà, mangime per i vermi signori dell’Ade; null’altro destino spetta a colui che infanga giustizia sovrana.

Le mie labbra non sfuggono al ghigno ispirato da tali pensieri, crudele la rabbia che provo, crudele il mio desiderio di infame sangue versato… ma crudele dev’essere la punizione che spetta agli empi, lecito il furore di chi si appresta a punire il sacrilego autore di atti nefasti.

Un’inconfondibile voce di infante, gorgoglio innocente, giunge a rompere nuovamente il silenzio che riempie la notte; li scorgo dall’alto della mia posizione, in quella gola pietrosa circondata da rocce… quelle stesse rocce, quegli stessi massi che contraddistinguono questa zona arida e vuota… quale luogo migliore per punire un reietto?

L’innominabile reo stringe il minuscolo fagotto tra amorevoli braccia, quelle stesse braccia che hanno tentato di spargere il sangue della piccola speranza del mondo.

Come puoi, blasfemo seguace del male, tu che stavi per compiere siffatto delitto, sorridere con tale tenerezza alla creatura che solo scopo aveva di divenire strumento del tuo infido inganno? La pagherà anch’essa… inconsapevole creatura capitata per sbaglio in una situazione nella quale non avrebbe dovuto trovarsi, inconsapevole delle propria colpa, eppur colpevole… mio dovere cancellare dalla faccia della terra tutto ciò che è stato usato per colpire la dea… l’innocenza di bimba non la potrà salvare… Aioros l’ha condannata, non io!

Aioros… distogli l’attenzione da quell’esserino senza futuro e risveglia i tuoi sensi… ascoltami… ascolta la notte, ascolta il messaggero della nera signora che sta venendo a prendersi le vostre ignobili vite! Ascolta il mio cosmo che si alimenta per te, pronto a rivelarti il mio intento ostile!

Sei preparato? Sei pronto a ricevermi? Non puoi attenderti altro credo, alcuna misericordia da me, dovresti avere imparato a conoscermi, aver fatto tue le colorite descrizioni che confidenzialmente ti facevo a proposito di come avrei volentieri punito i traditori del nostro ideale… di quello che doveva essere il nostro ideale ma che, ora lo so, tra noi due solo a me appartiene.

Ti rattristavi per questa mia attitudine e io credevo fosse per via della tua gentilezza, della tua sensibilità, che ti impediva di infierire, di accettare la spietata crudezza seppur verso possibili traditori, possibili fruitori del male… ma ora comprendo il vero motivo… già allora sapevi di essere tu, uno di coloro che volentieri avrei punito con tale ferocia. Vile! Erano i rimorsi di coscienza, o forse la paura a risvegliare in te il tormento? Forse entrambi?

Ancora non mi ha notato, i suoi pensieri devono essere persi altrove; sta per rimettersi in cammino e la mia voce irrompe nell’oscurità, il perentorio ordine di fermarsi lo immobilizza sul posto, lo costringe a volgere gli occhi verdi nella mia direzione… l’incertezza nel suo sguardo appena mi vede, quasi mi intenerisce… per un attimo mi sfiorano i ricordi delle nostre chiacchiere, delle nostre esaltazioni di Athena e della giustizia del Grande Tempio… per un istante… e ottengono l’unico scopo di alimentare la mia rabbia, il mio desiderio omicida… per quanto mi ha preso in giro quel bastardo traditore? Per quanto mi sono aggrappato a lui, per quanto ha approfittato dell’ingenuità di un bambino che pendeva dalle sua labbra di santo prediletto dalla dea? Non ha colpito solo il Tempio e la Dea ma ha mortalmente offeso anche me… mi ha umiliato, si è preso gioco della mia profonda fede!

“Shura?”

Perché quell’incredulità nella voce? Chi credevi ti avessero messo alle calcagna? Non era logico che fossi io, colui che forse ti conosce meglio qui al Santuario, a prendere la dovuta vendetta, la vendetta di Athena… la mia vendetta?

“Non penserai di poter scappare dal Santuario” lo apostrofo con tutto il sarcasmo che la mia indignazione riesce ad esternare.

“Aspetta Shura! Ascoltami!”

Cosa devo ascoltare? Vuoi provarci ancora ad abbindolarmi? Vuoi giocare ancora con la mia buona fede? Vuoi portarmi ancora dalla tua parte con le tue grande abilità di oratore? E con quale mezzo, quale scusa vuoi addurre a tuo sostegno, quale parte della mia anima vuoi andare a toccare per rendermi un tuo zimbello, un giocattolo nelle tue mani come quella bimba che ancora stringi?

Mi fa pietà quella creatura che sta per morire a causa dei tuoi intrighi… ma con me non riuscirai più nel tuo intento.

“Non immaginavo fosse nel tuo stile cercare di fare il furbo” vediamo di mettere subito in chiaro le cose, non ti risparmierò nulla, demone!

Non risponde, continua a fissarmi, atteggiando il suo viso ad una supplica… quasi ammiro le sue capacità recitative.. davvero un grande attore, il sacro guerriero di Sagittarius, il santo più devoto alla dea, il tutore della dea… colui che l’ha ingannata con la più vile ipocrisia.

Sarò chiaro, non ho alcuna intenzione di perdere tempo:

“Hai tradito il Santuario… no… hai tradito Athena! Devi morire per espiare!”

Dopo questo non credo abbia più dubbi per quanto riguarda le mie intenzioni, più alcun trucchetto sarà sufficiente con me, io non sono un bimbo in fasce.

“E’ quindi inutile tentare di spiegare?”

Che senso ha una simile domanda? Come puoi tentare ancora di imbrogliarmi dopo che il tuo atto criminale si è rivelato con tale, palese evidenza? E’ una mossa disperata la tua o, nonostante tutto, continui a ritenermi profondamente stupido?

Il mio braccio si solleva, lentamente, una mossa ponderata… non lo colpirò di sorpresa, devo leggere nei suoi occhi la consapevolezza di ciò che sta per accadergli, vedremo se troverà anche solo il coraggio di difendersi ora che, certamente, le stelle non sono più con lui:

“Ti ucciderò Aioros, con la sacra spada Excalibur!”

Evita il primo attacco… bene… non mi sono impegnato a fondo, lo ammetto; ero curioso di vedere come avrebbe reagito; la prontezza di riflessi non lo ha abbandonato, ma questo non lo metterà al sicuro.

Si volta, per un attimo mi sfiora il dubbio che voglia fuggire… invece, confidando nel fatto che non lo attaccherò alle spalle, posa a terra la bambina con ammirevole cura… un’ironia eloquente si dipinge sul mio volto mentre attendo i suoi comodi…

Non mi lamento; in fin dei conti non mi fa aspettare molto, anzi, si getta verso di me come una madre che voglia allontanare il pericolo dal proprio cucciolo indifeso. Non mi è del tutto chiaro, tuttavia, questo folle gesto: è senza armatura, non ha difese, sarà completamente inerme in balia dei miei colpi… perché, Aioros? Cosa vuoi dimostrare con questo insano suicidio?

“Sono qui, Shura!”

Molto bene… sono qui anche io e ormai sono convinto di aver a che fare con un pazzo; non capisco ma l’essenziale è liberarmi di te, ora, liberare della tua malsana presenza questo mondo che Athena protegge, questo mondo dove la nostra dea è rinata. Non sei degno di convivere con lei, sotto il suo stesso cielo.

Il mio secondo attacco è meno clemente del primo; non posso trattenere una risatina quando lo vedo sbalzato contro la parete rocciosa. Sono indeciso… la faccio finita subito o gli riservo una punizione più dolorosa? Dovrebbe soffrire, lui che voleva far soffrire la dea.

Tuttavia non ho tempo da perdere; prima sparirà dalla faccia della terra, quest’essere ignobile e meglio sarà per tutti.

Qualcosa di inaspettato blocca sul nascere la mia mossa successiva; lo scrigno dell’armatura di Sagittarius, a pochi passi di distanza da Aioros, si accende di un lampo di luce accecante e i pezzi della corazza, davanti ai miei occhi attoniti, vanno a posarsi sul corpo di colui che, ormai, non dovrebbe più esser degno di considerarsi loro legittimo proprietario.

L’armatura… come ha potuto? Le armature riconoscono chi è nel giusto, riconoscono chi ha l’animo devoto ad Athena… eppure, le vestigia di Sagittarius, di loro spontanea volontà, senza che Aioros abbia dato segno di averle richiamate a sé, si sono disposte a sua protezione… come è possibile tutto ciò? Cosa non va in questa situazione? Come hanno potuto, le vestigia, non percepire il tradimento?!

Lo stupore distoglie la mia attenzione dallo scontro; non mi avvedo dell’improvviso attacco di Aioros che mi coglie totalmente alla sprovvista e non posso fare nulla per evitarlo.

Maledizione a lui! Detesto venire umiliato in questo modo!

Hai firmato la tua condanna a morte, Aioros!

Ecco… la dimostrazione che il destino è dalla mia… mi trattengo a stento dal lasciarmi andare ad una risata isterica quando scorgo un batuffolo rosa che gattona gaio verso di me.. brava piccola.. stai andando incontro alla tua triste sorte… sai cosa ti attende?

Aioros si guarda disperatamente intorno… si è forse accorto di avere perso qualcosa? E’ divertente osservare la sua espressione sgomenta quando, con lo sguardo, ritrova il suo prezioso tesoro, ormai fermo accanto a me, mentre la mia mano accarezza le guance rosse e paffute… lo sai, Aioros, cosa si nasconde in queste mani, vero? Lo sai che, se solo io lo volessi, queste mie carezze potrebbero diventare taglienti come lame affilate… il candido collo di questa creaturina è invitante per la mia Excalibur che arde dal desiderio di nutrirsi di sangue, alimentata, in questa bramosia, dalla rabbia nei tuoi confronti, rabbia che mi divora le viscere e che non risparmierà neanche lei… lo sai vero? Lo leggo nei tuoi occhi che sei perfettamente consapevole di quanto io possa mettere da parte ogni briciolo di pietà in nome della giustizia.

“Che succede Aioros? Non attacchi?”

Il tono canzonatorio della mia voce è completamente voluto, come voluto è il ghigno crudele che mi distorce le labbra; solo la razionalità sta guidando le mie azioni, la stessa razionalità che mi fa godere della tua incertezza, della paura che leggo nei tuoi occhi.. profondo terrore… è per la bimba che tremi? Come puoi Aioros, tu che non avresti avuto pietà per Athena? Come puoi provare pietà per un altro neonato?

Sollevi i pugni e continui a tremare come un bambino… mi fai pena ma non quella pena che conduce all’affetto e alla pietà, bensì quel sentimento che potrei provare per un verme che inutilmente si dibatte sotto i miei piedi!

Non posso trattenermi dallo sputare fuori ancora qualche parola di scherno ma mi sono stancato di tirare le cose per le lunghe, adesso è l’ora di finirla:

“Va all’inferno, Aioros!”

E’ l’assalto definitivo; il traditore è troppo confuso per poter opporre una resistenza degna di tale nome. L’ultima visione che ho di lui e il bagliore dorato che precipita in uno scosceso burrone, per spegnersi in fondo, nel buio… e non risalire più… è finita.

Resta solo una cosa da fare… il fagottino rosa ha cambiato espressione; non vi è più alcun sorriso sul volto di infante. Con piccoli mugolii si dirige verso il dirupo.

Alzo la mia mano per completare il lavoro… un ordine della mia coscienza mi impone di fermarmi… è una bambina… che senso ha? A che serve? Vale la pena versare il suo sangue?

Cosa mi ha fermato? La pietà, è ovvio.. per un attimo mi è parso di udire una voce nella mia anima… una voce che mi supplicava… qualcosa… cosa non so…

Ho dovuto fermare il gesto infanticida… l’onore di sacro guerriero mi impedisce di colpire un inerme neonato… questo mi diceva la voce, null’altro, inutile l’improvvisa confusione che ho provato, confusione immediatamente repressa.

Sono servo della dea, padrona di bontà… so provare pietà per una bambina.

Mi volto; un’ennesima risatina mi sfugge mentre mi allontano per riferire che ho compiuto il mio dovere.

Possono stare tranquilli il sommo sacerdote e la dea; il traditore ha lasciato questa terra… giustizia è fatta e il mio onore è salvo.

 

“Quando il tuo corpo

Non sarà più, il tuo

Spirito sarà ancora più

Vivo nel ricordo di

Chi resta. Fa che

Possa essere sempre

Di esempio.”

S.M.Castaldi

Scritto sul muro della cella

di Via Tasso a Roma

 

Mi ridesto al sottile suono del silenzio che, immobile nella sua attesa, permea queste severe rocce, scavate in una gola, mio inaspettato giaciglio di una notte senza stelle. Sbatto le palpebre, una, due volte … il torpore mi abbandona, così come parte della mia stanchezza: e appena i miei occhi tornano ad osservare, chiari e lucidi, questa realtà, la mente vaga su sentieri che speravo fossero dominio di quegli incubi che, ormai da mesi, infestano il mio riposo.

Sogni … un viso sconosciuto, occultato da un’ombra latente e infausta. Una mano … una lama brillante nel lampo improvviso di un fulmine … il vagito di un bimbo … la tremula luce di una candela … la sua fiammella, flebile come una lucciola …

Paura.

Odio.

Tristezza.

Infinito dolore.

Il silenzioso e disperato grido di aiuto … quello che non sono riuscito a riconoscere, nella mia ingenua cecità.

Nessun dubbio… per tutto questo tempo.

Ho dovuto vedere coi miei stessi occhi ciò che la mente non riusciva a discernere, ciò che i miei sogni cercavano di comunicarmi, tuttavia senza successo.

E stanotte tutto si è fatto chiaro nella mia mente, ogni particolare ha preso nitidezza … ora quel viso, quella mano … quella violenta onda di sentimenti …

Mi chiedo come ho potuto non accorgermi di nulla, essere cieco di fronte a una tragedia che si consumava lentamente, davanti ai miei stessi occhi.

È perduto … io l’ho perduto ed egli ha perduto se stesso. Nulla è più possibile, il mio ruolo di amico non è più.

Inutile e impotente …

Perdonami, se puoi, questa mancanza.

Perdonami, anche se il perdono non merito.

Allungo le mani verso il cielo lugubre che incombe su di me, come il sigillo del feretro che mi attende, immobile e severo, a indicare quale sarà la mia ineluttabile sorte.

Ah, cielo … non infierire su questa mia ferita, non volgere il tuo sguardo accusatore su di me, non mormorarmi segreti che già conosco.

La mente fatica ad accettare, eppure non posso ignorare come ogni cosa, in quest’unica, maledetta notte, sia definitivamente cambiata.

Mi rialzo a stento, aggrappandomi con disperazione agli spuntoni di roccia che mi offrono un aiuto, seppur minimo, per questa scalata verso ciò che è l’ultima mia speranza, la più grande, eppure ancora così fragile…

E ad ogni passo che faccio, ogni centimetro che avanzo, si presenta davanti a me una catena ininterrotta di ricordi, troppo dolorosi perché possa sopportarli senza che la mia anima pianga quelle lacrime che non posso ancora versare.

Non è ancora giunto il momento del mio riposo, dell’ultimo sonno che la sorte mi può concedere.

Il tempo concessomi, seppure poco, è generoso … ciò che mi basterà perché ogni cosa sia guidata verso il suo naturale destino.

Ma come posso dimenticare, anche solo per un istante, la follia e il tormento che ho letto in quegli occhi … specchi di un’anima pura e fedele, così come la mia memoria ricordava. Un gesto così chiaro, inequivocabile …

La mia condanna, la sua pena.

Ed io, ora, traditore.

Così egli mi ha chiamato, suggellando quella parola con un unico sguardo, tagliente come la lama della sua spada.

La lama che inesorabile è calata su di me: non un dubbio, un tentennamento a fermare, solo per un attimo, il suo mortale braccio.

Nessuno sguardo, nessuna smorfia addolorata su quel volto infantile, eppure disilluso e sicuro come quello di un bimbo che ha smarrito l’ultimo alito della sua naturale gaiezza.

Il soldato perfetto, quello stesso soldato che io ti ho portato a diventare … com’è tragicamente ironica, a volte, la vita: io fabbro di quella stessa arma che mi ha trafitto.

Ma ora basta, basta!

Se lascio ancora indugiare i miei pensieri su questi tragici errori, ogni mio sforzo sarà vano, la battaglia inutilmente pugnata … e ciò che ho conquistato al prezzo della mia vita cadrà, inconsapevole vittima, tra le braccia della morte.

Athena … il tuo divino nome ricolma di speranza questo cuore straziato e dona a queste braccia, che han sorretto il tuo sì fragile corpo, quell’indomita forza che mi aveva abbandonato.

Risalgo con sempre più fervore … non sento altro che la tua voce riecheggiare dentro di me, a incitarmi verso l’ultimo sforzo, l’ultima prova cui mi poni … l’ultima, prima che il sipario su questa tragedia possa abbassarsi.

Ecco le mie mani sfiorare, con tocco sicuro, la vetta di quest’infinita scalata … infinita, come infiniti sono i gradini che dagli oscuri Inferi accompagnarono i passi dell’infelice Orfeo.

Mi sollevo, le mie mani affondano nella polvere rossa, mentre gocce di sangue stillano dal mio viso, oscurando per un attimo la vista.

Mi riscuoto dal torpore, ed alzo lo sguardo, tutto intorno a me …  e l’ansia attanaglia il mio cuore, quando l’unico oggetto della mia cerca, l’unica speranza ormai rimastami, sembra essere svanita nel nulla.

Atroce dubbio … troppo terribile perché io possa davvero prestarvi fede.

Non può.

Non deve.

Nessuna mano si è levata indiscriminatamente su di lei.

Shura non può … non ha commesso il sacrilego delitto!

Riabbasso il capo … rabbia … frustrazione … inutilità …

Come ho potuto permettere che accadesse, come?!

 

Il ragazzo scuote il capo, gli occhi grandi paiono svuotarsi di ogni sentimento, emozione.

Le mani si chiudono a pugni, il corpo sussulta di tremula disperazione …

‘Tutto perduto …’

Unico, tormentoso pensiero.

Non sente più nulla … tutto intorno a lui tace, in silenzioso accordo, silenzioso rispetto del dolore.

Eppure un attimo …

Un tocco gentile e delicato, il gorgogliante riso di bimba bruciano in un istante paure lunghe quanto un’insopportabile eternità.

Gli occhi grandi e verdi l’osservano fiduciosi, innocenti, inconsapevoli dei delitti efferati compiuti in nome di quella Dea che giache ancora inconscia, sepolta dentro di lei.

Il guerriero l’osserva, sorride e tra le braccia l’accoglie, soffocando nelle candide vesti un pacifico sospiro.

 

Raccolgo le ultime forze, prendo sulle spalle lo scrigno e stringo a me la bambina: si è addormentata nuovamente, placida, estranea a tutto quello che ci circonda. E la sua sola vista non può che rendermi quella pace di cui ho bisogno, ora che la ruota del destino ha iniziato a girare vorticosamente …

Sul pericoloso limite di esserne travolti: anche se, ormai dubito, ci saranno ulteriori rappresaglie da parte dei soldati … o di Saints.

Shura mi avrà dato per morto … nemmeno io so come sia riuscito a sopravvivere a quella battaglia, dopo le ferite infertemi anche da Saga.

I miei compagni … posso ancora chiamarli così?

Shura ha gridato a me come il traditore … io l’attentatore di Athena … io il falso … l’ipocrita … io che ero amico, d’improvviso mi sono trasformato in un mostro.

Dovrei sentire rabbia, odio, vendetta per chi ha segnato questa notte, il destino di Athena, la mia vita.

Eppure vi è solo tristezza in me … quella stessa struggente tristezza degli occhi di Saga …

L’ingenua fedeltà di Shura, verso colui che non è più … colui che non è più se stesso … che non è più nulla, se non una marionetta nelle mani di un lucido folle.

I miei antichi compagni, ormai perduti …

Ho perduto il Santuario, e anche mio fratello.

Aiolia … ti lascio da solo.

Ti lascio fratello di un traditore, questo è ciò che penserai, quando il Sacerdote … quello che tu credi tale … colui al quale devi la devozione e la fiducia che io stesso ti ho insegnato … quando egli segnerà il nostro rapporto, per sempre, condannandomi come reietto e nemico del Santuario.

Crudele gioco del destino!

So che sarai forte … ma nemmeno io posso prevedere cosa porterà quest’epoca di tirannia alle nostre … no, alle vostre vite.

Prego la Dea che ti porti quel conforto che io non ti posso dare, ora che non sarò più accanto a te. E prego il fato perché tu riesca a non odiarmi, per averti abbandonato … ma, temo, il senso di abbandono sarà cancellato quando l’onta del mio gesto si getterà su di te …

Athena … forse il mio è un gesto inutile, forse dannoso … tolgo al Santuario la sua ragione di vita, per strapparla da una morte certa, da un tradimento. No, che dico?

La salvo da un pericolo che mai nessuno avrebbe previsto … nessuno poteva pensare che Egli potesse agire così presto, che potesse usare una mossa così infima per potervi recare del male …

La persona a voi più vicina, fedele, sinceramente abbandonata nella vostra avvolgente presenza …

Crudeltà di destino … crudeltà di un Dio!

Dea … che un giorno possiate tornare nelle vostre terre, tra i vostri fedeli … che un giorno possa tornare la pace a vivere qui, tra di noi.

Anche quando io non sarò più…

La mia vita è sempre stata tra le vostre mani, eppure ora siete voi ad aggrapparvi a me … ma il vostro guerriero non è in grado di portare a termine la propria missione: lo sento, lo so ormai che è vicina.

E, come i regali elefanti, nel momento del trapasso, guidano gli ultimi passi verso la loro naturale tomba, così io sulle vostre fondamenta templari poggio i miei piedi spossati … la nuda terra rossa, tra le rovine della vostra più antica dimora.

Un anfratto nascosto funge da rifugio e giaciglio: non posso, non mi è permesso più avanzare.

E nelle mie condizioni, alle luci di questa pallida alba autunnale, continuare la mia fuga sarebbe come gettarsi nel braccio della morte, una morte che ormai è, per me, ineluttabile.

Ma questo piccolo corpo, viva culla della Dea, è ben facile preda per la crudele mano che potrebbe ancora abbassarsi impietosa su di lei.

Attendo … non so ancora che cosa, o semplicemente il perché … so solo che devo attendere ciò che il fato ci ha riservato. Fato cui nemmeno io so dare nome, eppure ogni mio senso – o forse è la speranza che nutre il mio cuore – crede che qualcosa d’inaspettato, eppure benevolo, giungerà in nostro aiuto.

Guardo ancora questo fagotto silenzioso tra le mie braccia e quel senso di pace mi cattura ancora, trasportandomi, incosciente, in un misterioso sogno.

Confuso … misterioso inno .. immagini forti e calde, teneramente roventi di quel sole per il quale esse ballano con amorevole foga. Così come vorrei ancora ballare io, per Lei.

Poi, una fitta mi trafigge, come se una freccia mi avesse trapassato da parte a parte … eppure, non c’è dolore in questo mio petto stanco. Solo una rovente fiamma che brucia il corpo … il mio cosmo che solo, privo di mia volontà, mi risveglia all’improvviso.

E la mia piccola Athena è lì che piange.

 

Tra le rovine del tempio, camminava, unico facoltoso turista, ai primi tiepidi raggi di quel sole di Settembre. Sul Partenone regnava una calma assoluta, quasi irreale, tanto che, quando un insolito rumore fendette l’aria, l’uomo sussultò spaventato, prima di avvicinarsi, con passi cauti, al luogo di provenienza.

Mitsumasa Kido arrestò i propri passi all’improvviso, quando l’immagine di Aiolos e della piccola bimba bionda si presentò ai suoi occhi sconcertati.

Il giovane, il volto una maschera di sangue e preoccupazione, il corpo tremante ricoperto di profonde lacerazioni, mortali.

E la bimba, il visetto arrossato dal pianto, il corpicino avvolto in una veste ormai non più candida, bensì striata di quel sangue martire.

Il primo martire di un dispotismo destinato a giocare, in un tempo non troppo lontano, con il destino di molti, troppi uomini.

Aiolos volse lo sguardo stanco verso l’uomo di mezz’eà, un sottile filo di speranza in quegli occhi verdi, un tempo fieri … ora preda dello spettro dalla falce impietosa.

Aprì bocca, ma un fiotto di sangue gli impedì ogni frase; strinse gli occhi e deglutì, cercando dentro di sé la forza di continuare, per l’ultima volta.

“Il male … ha preso il sopravvento al Santuario e qualcuno voleva uccidere la bambina” disse infine col fiato mozzo.

L’anziano uomo spalancò gli occhi e riuscì a malapena a parlare.

“Il … Santuario?”

Aiolos fece un cenno di assenso col capo e guardò la bambina, le guance ancora coperte dalle sue piccole lacrime.

“Ho fatto del mio meglio per salvarla, ma altri Saints si sono rivelati fedeli al Sacerdote e non ho potuto evitarli in alcun modo. La prego … protegga la bambina, fino a quando crescerà. Quando il mondo è in preda al male, viene mandata sulla Terra una bambina, reincarnazione della divina Pallade, mandata dal fato. Giovani coraggiosi e forti si riuniranno di fronte ad Athena … giovani uomini che trionferanno sul male e porteranno la pace nel mondo …”.

Il ragazzo si rialzò a sedere a fatica e affidò la bambina tra le braccia tremanti dell’uomo che non proferì parola, troppo scosso da parole che sembravano enigmi, eppure tragiche e reali predizioni.

Aiolos posò un braccio sul box poggiato di fianco a lui, aggrappandovisi, quasi con disperazione, soffocando un ultimo gemito di dolore.

“Affidate il cloth a questi guerrieri, che diventeranno Sacri Guerrieri …”

“Resisti!” gridò l’uomo impallidendo. “Resisti …”

 

Ma le parole si persero nel vento … il braccio, prima aggrappato all’investitura, cadde riverso al suolo, senza forze.

Gli occhi si chiusero e mai più essi volsero quel profondo sguardo, ancora bambino, al mondo.

Se mai degna tomba abbia coperto il corpo del valoroso Aiolos, solo queste parole avrebbero potuto degnamente accompagnare il suo ultimo viaggio:

‘Muoio, travolto dalla tenebrosa bufera dell’odio, io che non ho voluto vivere che per amore’.

 

 

 

Il sogno di Aiolos

Aurora, speranza di luce

D’ogni cosa signora.

Astro sovrano,

Eterno brillare,

Fuoco padrone di danze

Sì amare.

Ed ogni danza

Di ipnotico ritmo

Tende le braccia,

con spasimo, al cielo.

Dalle sanguigne ceneri

L’indomita e ribelle ave

Di arabesche forme.

Infranta la gelida prigione

S’innalza, algido e fiero,

Il Cigno di regale candore.

Son l’acque sua dimora,

Dragone di verde mantello,

Savio di celato ardore.

Da fatali spire, Andromeda,

Al destino immolata,

Agnello di candido amore.

Irrompe con volo fulgente

Della Dea devoto seguace,

Pegaso di impavido cuore.

E a voi chiedo aiuto,

Mie Sacre Vestigia,

Tracciate per loro

Il mio ultimo dono:

‘Ragazzi che qui siete giunti,

A voi affido Athena’.

E la freccia scoccate,

Che incida in mio nome

Questa preghiera, mia ultima speme.