DRACO SHIRYU KIDO


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Età: 14
Altezza: 172 cm
Peso: 53 kg
Nato: 4 Ottobre
Gruppo Sanguigno: A
Nato in: Giappone
Allenato in: Goro Ho nel Monte Ro in Cina

COLPI:
  • Rozan Koryuha
  • Rozan Shoryuha = Sommo Drago che sorge dai monti Ro
  • Rozan Ryuhisho


2
 

I colori originali

Occhi: Castani
Capelli: Neri


Il santo del Dragone, seguendo il principio con il quale stiamo conferendo un ruolo a ciascuno nel quintetto principale, non può che essere definito la “mente” di quel complesso armonico di anime, corpi e cuori. Tra i cinque protagonisti è sicuramente il più posato e flemmatico ma, come vedremo, a volte la prima apparenza inganna^^. Parlare del suo passato non è semplice in quanto, pur trattandosi dell’effettiva spalla di Seiya, l’amico del cuore e, per buona parte della storia il coprotagonista del Saint di Pegasus, paradossalmente non sappiamo molto della sua infanzia, molto meno di quanto ci viene riferito a proposito degli altri.

Si capisce solo che è tra gli orfani che Mitsumasa Kido ha raccolto alla fondazione (uno dei suoi figli nel manga) ma, mentre degli altri ci vengono fornite notizie un po’ più dettagliate, di lui non si sa null’altro e lui non parla mai della propria famiglia di origine, viene da chiedersi se l’abbia mai conosciuta, se lui stesso ne sappia qualcosa. Alcune volte accenna al concetto di famiglia, suggerendoci che è un valore da lui tenuto in alta considerazione: considera il suo maestro e Shunrey la famiglia che non ha mai avuto e, dai discorsi scambiati con Shura, comprendiamo che sente molto la propria identità di orfano. In parecchi punti, tramite le sue parole, rileviamo che uno dei motivi per i quali serve la Giustizia, è fare in modo che al mondo ci siano sempre meno bambini costretti a soffrire per la mancanza di una famiglia come è accaduto a lui e ai suoi compagni.

E’ vero che tale concetto è comune a tutti i ragazzi, ma forse sono Shiryu e Shun che maggiormente trasmettono un tale sentimento.

Nei flashback ambientati alla fondazione lo vediamo come un ragazzino gentile, posato, già abile nella meditazione e negli esercizi yoga (nell’anime assistiamo ad alcune sue contorsioni veramente ammirevoli nella palestra del collegio^^), protettivo con Seiya, quando nel manga lo esorta a fare attenzione al recinto di filo spinato attraversato da elettricità, mentre il bambino più piccolo dà la caccia ad una libellula (il nostro puledrino era un monello delinquente da piccolo, mentre durante la crescita prevale fortunatamente la tenera pucciaggine;PP).

Da tutto questo si evince, quindi, che Doko ha trovato terreno fertile per coltivare quelle innate caratteristiche intellettuali che contraddistingueranno il santo del Dragone. Il santo di Libra, a propria volta uno tra i più saggi componenti della massima gerarchia al servizio di Athena, fa leva soprattutto sulla formazione mentale e sull’autostima, senza dimenticare la dovuta umiltà, indispensabile ad ogni sacro guerriero. Nell’anime, vediamo quanto in questo Shiryu sia avvantaggiato rispetto al compagno di addestramento, Ohko, il quale vorrebbe privilegiare la forza bruta, contrastando gli insegnamenti del maestro che, alla fine, si sente costretto a cacciarlo, forse temendo che una presenza così distruttiva potesse condizionare negativamente anche il promettente virgulto rappresentato da Shiryu. La contrapposizione dei due ragazzini è in effetti quasi simbolica: la forza bruta contro l’intelletto.

Con tutto questo non intendiamo dire che Shiryu sia proprio perfetto; l’addestramento lo porta, alla fine, a conquistare l’armatura che gli spetta di diritto ma l’autostima infusagli dai propri successi, inizialmente supera forse un po’ i limiti, anche se è possibile che questa superbia sia dettata soprattutto dalla grande fiducia che Shiryu nutre nei confronti degli insegnamenti impartitigli, dall’impossibilità di credere che il suo adorato maestro, venerato con infinito rispetto dal discepolo, possa avere lasciato delle falle nel condurlo per mano fino all’investitura. E poi c’è la convinzione estrema che i poteri del Dragone siano invincibili, che la sua armatura lo sia; lo vediamo ridere incredulo e poi rimanere sconvolto quando Doko gli rivela il punto debole del suo attacco e ancor più sconvolto quando lo scoprirà il suo primo avversario: Seiya.

Quindi, all’inizio, quando ancora sappiamo molto poco di lui, Shiryu potrebbe apparirci come un duro guerriero tutto d’un pezzo allorché si presenta alle galaxian wars, borioso, sicuro della propria forza ma non altrettanto dei propri limiti, un guerriero che, durante l’addestramento, ha sviluppato una sicurezza di sé che a volte tende a superare quella gentilezza quasi timida che lo caratterizzava da piccolo. E’ Seiya, colui che è anche il migliore amico, a metterlo per la prima volta di fronte ai propri limiti e il Dragone ne risulta inizialmente sconvolto, terrorizzato in un certo senso; da qui inizia la sua maturazione di guerriero, da qui comincerà a comprendere quali valori siano realmente importanti per la sua crescita spirituale, in primo luogo il sentimento dell’amicizia e della collaborazione reciproca con i compagni: solo conoscendo sé stesso e affidandosi all’amore di chi lo circonda, ricambiando tale attaccamento, un guerriero può considerarsi veramente completo.

Dicevamo all’inizio che spesso l’apparenza inganna ed apparente è spesso l’equilibrio caratteriale di Shiryu; non dimentichiamoci che nello spirito del ragazzo arde il fuoco del dragone, saggio animale mitico ma pronto a mettere da parte ogni flemma quando le sue scaglie vengono violate. Tale fuoco, in Shiryu, è pronto ad accendersi in ogni momento, lo vediamo nel combattimento contro Death Mask: quando il gold saint infierisce su Shunrey, il drago si è sentito ferito nell’intimo e in questo caso, ogni flemma, ogni ombra di controllata calma svaniscono per lasciare spazio ad una furia letteralmente cieca.

Quando il coinvolgimento emotivo non è così forte (anche se, trattandosi di simili persone, è impossibile che non vi sia in essi il minimo coinvolgimento emotivo), prevale sulla rabbia una certa strategia, che a volte porta Shiryu ad indicare la via giusta ai compagni quando si tratta di sconfiggere un avversario, anche mettendo a repentaglio la propria vita per trovare il mezzo giusto: basti pensare alla sua battaglia contro Sigfried, intrapresa esclusivamente per scoprire il punto debole del guerriero di Asgard. Essendo allo stremo delle forze, Shiryu fiacca completamente le proprie energie per mostrare a Seiya dove colpire.

Alcune volte, anche se non allo stesso livello di Shun, vorrebbe privilegiare il dialogo con i nemici, ma a mio parere non è comprensivo come Shun ed è sicuramente molto più convinto di Shun di essere nel giusto; non viene mai bloccato da dubbi o titubanze, non mette in discussione ciò in cui crede, forse eccedendo, a volte, nel voler scorgere solo il bianco e il nero, anche se è sempre pronto a commuoversi, a trovare, infine, il lato positivo anche nel nemico sconfitto, ad onorarlo e a piangere per lui: lo vediamo contro Black Dragon, contro Shura, Fenrir o allorché ferma Seiya, quando si sta per scagliare contro Thor ormai sconfitto. Ha evidentemente un senso dell’onore molto sviluppato e tra i cinque protagonisti è probabilmente quello che più si avvicina all’etica guerriera prettamente orientale, con le sue dimostrazioni di coraggio spesso portate all’estremo, la convinzione che, per raggiungere uno scopo prefissato, al fine di servire un ideale in cui si crede, in nessun modo la propria persona va risparmiata, nessuna sofferenza inflitta al proprio corpo è ingiustificata: per questo non esita a ferire sé stesso, giungendo ad accecarsi o a farsi ferire spontaneamente dall’avversario al fine di costruirsi una condizione propizia che lo conduca alla vittoria, non importa se tale vittoria potrebbe causare la sua stessa morte. In fin dei conti, il suicidio per proteggere la Terra è spesso contemplato dai nostri valorosi saint; nel caso di Shiryu, come dimenticare la sublime scena del Dragone che, avvinghiato a Shura, sta per dissolversi con lui nel cosmo infinito?

Qualche frase che lo caratterizza.. cominciamo con questa che descrive la natura del Dragone:

 

“Ho compiuto il mio addestramento di sacro guerriero a Goro-Ho, in Cina. Là si parla ancora della leggenda del Dragone Sacro. Si narra che dalla polvere di stelle piovuta dalla via lattea, nacque, nei tempi antichi, la cascata di Goro-Ho. Nella parte più profonda di questa cascata dormiva l’armatura del Dragone. Essa è bagnata da questa pioggia di stelle da molti secoli. Incarnazione del Dragone, la sua luminosità e la sua resistenza sono superiori a quelle di un diamante.” (Saint Seiya, vol. 2)

 

E di seguito, come abbiamo riferito nel testo, è esemplificato ciò che lui prova per Doko, la fiducia nelle proprie capacità perché lo deve al suo vecchio maestro:

 

"Nel corso del mio addestramento in Cina, a Goro-Ho, il vecchio maestro mi ha aperto gli occhi… mi ha insegnato cos’è la vita al di là di tutte le tecniche di combattimento dei saints. E se sono venuto qui, è per fare onore all’insegnamento che ho ricevuto. E se dovessi perdere, non oserei più guardare il mio maestro in faccia.” (Saint Seiya, vol. 2)

 

E riportiamo anche le parole di Mu, in seguito al sacrificio perpetrato da Shiryu, il quale ha appena donato il proprio sangue per far risorgere l’armatura di Seiya :

 

“Ecco un ragazzo in cui la fede nell’amicizia è grande… quale peccato vederlo morire! Non è per la sua armatura che dona la sua vita, ma per quella del suo amico…” (Saint Seiya, vol. 4)

 

E in nome dell’amore per i suoi compagni, più di una volta Shiryu offrirà la propria vita :

 

“Dragone nero! Può darsi che non si possa credere in niente su questa terra… nonostante questo, noi che non abbiamo mai conosciuto l’amore di un padre o di una madre… vogliamo credere nell’amicizia… in ogni caso io voglio crederci, anche se ciò portasse alla mia perdita…!!” (Saint Seiya, vol. 4)

 

Come non citare il dialogo finale tra Argor e Shiryu, il quale, per poterlo sconfiggere, si è appena accecato con le proprie mani:

 

“Non posso crederci! Si è accecato per potermi sconfiggere… non avevo mai incontrato… un simile guerriero…”

“Non si tratta della vittoria, Argor… l’ho fatto per un luminoso avvenire…” (Saint Seiya, vol. 7)

 

Tra le parole più toccanti del manga, sono quelle di Doko, allorché Shiryu si è condannato a morte, per sconfiggere Shura :

 

“Sapevi quali sarebbero state le conseguenze per te… tu sei di quelli che mettono la giustizia davanti a tutto, di quelli che donano la propria vita per gli altri… Donare la propria vita per amore è incredibilmente bello… ma donare la propria vita per difendere la giustizia è più forte di ogni cosa… e anche la più triste… Shiryu…” (Saint Seiya, vol. 11)

 

E nello stesso episodio, in queste parole di Shiryu è esemplificato il suo desiderio che non ci siano più orfani sulla terra :

 

“Se Saori riuscirà a far scomparire ogni traccia di male e a restituire la pace agli abitanti di questa terra, a fare in modo che non ci siano mai più orfanelli sfortunati come lo siamo stati noi… allora il mio sacrificio è ben poca cosa…!” (Saint Seiya, vol. 11).

 Bronze saints