PHOENIX IKKI KIDO

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Età: 15
Altezza: 175 cm
Peso: 62 kg
Nato: 15 Agosto
Gruppo Sanguigno: AB
Nato in: Giappone
Allenato in: Isola di Death Queen nell'Oceano del Sud

COLPI:
  • Phoenix Genmaken = Colpo dell’illusione maligna della Fenice
  • Hoyoku Tensho = Volo celeste delle ali della Fenice
  • Houo Genmaken =
  • Phoenix no ken = Pugno della Fenice


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I colori originali

Occhi: Blu
Capelli: Castano scuri


Quando i personaggi di un manga diventano tridimensionali nel nostro cuore, non è certo facile dare di loro un quadro completo; i saint non sono disegni su carta ma molto di più e proprio per questo le biografie che tracceremo in queste pagine non potranno mai definirsi complete per quanto la nostra ambizione sia quella di renderle tali il più possibile. Ma come si può pretendere di rendere completa una psiche contorta come quella di Ikki? Certo, se seguissimo la linea tipica di tutti i siti su Saint Seiya, la cosa diventerebbe fin troppo facile, basterebbe tratteggiare quattro parole frutti di orribili clichè e soprattutto sempre uguali, senza il minimo approfondimento e tutto sarebbe fatto. Ikki sarebbe definito come il più forte, il più figo, colui che sempre interviene a salvare quel piagnone del fratello ecc. ecc. ecc.

No… non seguiamo questa linea, ci rifiutiamo di farlo, perché ci sembrerebbe di non rendere giustizia a nessuno dei nostri amici che storcerebbero il naso a vedersi dipinti in modo talmente superficiale.

Ikki non è il più forte, se non forse a livello meramente fisico, tra i bronze saints; Ikki è sicuramente, però, uno dei personaggi più complessi e difficili da definire tra quelli mai apparsi sulla scena anime e manga. Forse non tutti, leggendo queste righe, saranno d’accordo con noi e ci risponderebbero che personaggi simili a lui ne esistono eccome ma noi rispondiamo che, forse, gli altri a lui simili, erano clichè… Ikki no, non fosse altro che per le motivazioni che si nascondono dietro a questo suo carattere difficile, duro, spesso complicato da comprendere se non ci si vuole fermare alla superficialità delle solite frasi: “E’ duro, cinico, maschio, cattivo quindi, appunto, figo”.

Ikki non è niente di tutto questo, Ikki è semplicemente un ragazzino di quindici anni che ha sofferto più di quanto ogni mente umana possa concepire; rimasto orfano, piccolissimo, ha preso sulle proprie spalle la cura del fratellino minore, amandolo e accudendolo con una maturità tale che tanti padri adulti si sognerebbero. Nell’esistenza di Shun, nel sorriso dolce di quel fratellino che a lui si aggrappava con tutta la fiducia e l’affetto di chi non ha conosciuto né padre né madre, Ikki ha trovato la sua ragione di esistere… e ad otto anni, dopo aver comunque sofferto le pene dell’inferno insieme a lui nella scuola di Mitsumasa Kido, se l’è visto strappare dalle braccia, è stato bastonato a sangue, appeso a testa in giù, solo per aver cercato disperatamente di tenerlo con sé. I due bambini, piccolissimi, sono stati separati senza sapere se mai più si sarebbero rivisti, consapevoli entrambi che stavano rischiando di andare incontro alla morte.

Ed Ikki, dopo essere stato malmenato senza pietà, senza che gli fossero concesse né cure né considerazione alcuna, è stato gettato malamente su una nave, come merce di poco conto, per sbarcare poi a Death Queen Island. E se fino a quel momento la vita era stata un inferno, su questa terra dal suolo rovente, incendiata dai vulcani e proibitiva per la sopravvivenza umana, l’inferno reale sembra averlo accolto.

Il suo maestro, con quel volto sempre coperto da una maschera spaventosa, si relaziona con lui come un mostro privo di umanità, il cui unico scopo sembra quello di insegnare al proprio allievo ad odiare con tutto se stesso ogni essere vivente dell’intero universo. Vogliamo immaginare come un bambino di pochi anni possa aver preso ed assorbito simili insegnamenti? Eppure, come abbiamo detto, Ikki, fin da piccolino, non era affatto cattivo (se si esclude quel bricioli di cinismo dato da chi è rimasto orfano troppo presto e con sulle spalle responsabilità troppo più grandi di lui) e ha resistito, fino allo stremo, senza cedere alla tentazione di un sentimento troppo facile quale può essere l’odio e si aggrappava, disperatamente, alla speranza di rivedere un giorno quel fratellino lontano, la sua stella più luminosa, si aggrappava alla gentile presenza di Esmeralda, la fanciulla schiava dell’isola (figlia del maestro nell’anime), così simile a Shun da risultare quasi una presenza miracolosa, come Shun sempre pronta a mostrargli i lati belli della vita, sempre pronta a fargli scovare un fiore in grado di nascere nell’aridità di un suolo che sembrava assolutamente incapace di dare origine a qualunque forma di vita.

Ma la resistenza umana, anche per una persona dall’animo fondamentalmente buono come quello di Ikki (un animo tuttavia con molte fragilità; sarà lui stesso ad ammettere che il fratellino, proprio per essersi mantenuto integro nella propria purezza nonostante la durezza di un’esistenza impietosa, si è dimostrato molto più forte di lui; Ikki si ritiene infatti, a un certo punto, il più debole tra tutti i bronze saints perché unico ad aver ceduto psichicamente, pur essendo il più grande del gruppo) ha un limite e alcune gocce fanno traboccare un vaso già troppo ricolmo d’ira e di abusi psicologici. La piccola Esmeralda viene uccisa dal maestro, davanti agli occhi del ragazzo e, pochi istanti dopo, nel manga, ad Ikki viene rivelata l’identità del padre: Mitsumasa Kido, il principale responsabile di tutta quella sofferenza, è il padre di tutti i ragazzini allevati alla villa.

Ikki impazzisce, letteralmente, nel senso che non ragiona più; momentaneamente, l’odio ha preso il sopravvento e la sua unica brama diventa quella di cancellare dal mondo ogni traccia residua di colui che lo ha dato alla luce. Per questo si propone di sterminare tutti i suoi fratelli, Shun compreso; sarà proprio Shun a comprendere, in futuro, che l’intento di Ikki non era affatto quello di diventare un potente dominatore, ma di uccidersi lui stesso una volta portato a termine l’intento perché non sarebbe stato in grado di sopravvivere alla propria dannazione.

Prima, però, di mettere in atto i propri piani, Ikki, ormai diventato a pieno titolo bronze saint di Phoenix, si deve impossessare dell’armatura che gli spetta di diritto e per farlo assoggetta i Black Saints che si piegano al suo servizio. Nel corso di questo episodio è incentrato il suo primo incontro con Shaka (di cui si racconta unicamente nelle pagine del manga) il quale gli dimostra che la forza di cui il bronze ha cominciato a vantarsi altro non è se non mera illusione perché sempre incontreremo qualcuno più forte di noi. Sarà Shaka il primo a comprendere come nel cuore di Ikki l’odio non avesse realmente vinto.

Quando, dopo lo scontro con i suoi fratelli, Ikki ritrova se stesso per amor loro, non riuscirà tuttavia ad integrarsi perfettamente nel gruppo, forse per un senso di colpa che mai smette di lacerarlo, forse perché non vuole ammettere a se stesso di avere bisogno di loro, nonostante dentro di sé sappia benissimo che per lui nulla è più importante. E questa incapacità e al tempo stesso bisogno di sentirsi a proprio agio con loro, lo lacera interiormente. Per questo anche successivamente, dopo aver ritrovato la retta via, dopo essersi dedicato completamente ad Athena e ai suoi compagni, continua a mantenere quella facciata di durezza che è più che altro una difesa personale dalle proprie debolezze che in alcuni momenti, è palese, lui riconosce benissimo.

Non è quindi una roccia come tanti pretendono, il nostro Ikki; è un ragazzo profondamente ferito nello spirito, un personaggio terribilmente tragico, combattuto, tanto rude esteriormente quanto morbido e colmo di amore dentro, capace di quella dolcezza e di quelle lacrime che solo una persona riesce realmente a portare alla luce… e questa persona non è affatto Esmeralda che, dopo un breve ricordo nel regno dei sette mari, non viene più nominata, per lasciare posto solo a colui che più di ogni altro è importante per il santo di Phoenix, ovvero il suo piccolo Shun.

I momenti più belli ed intensi riguardanti Ikki, sono infatti quelli che presentano il suo rapporto con il fratellino, per culminare nella meravigliosa e tragica scena in Ade, quando, piangendo tutte le lacrime che mai più era riuscito a versare, colpisce Ades attraverso il corpo di Shun, autoimmolatasi volontariamente per la salvezza del mondo.

 

Tra le frasi che meglio lo rappresentano, almeno nel manga, vogliamo ricordare un bellissimo dialogo con Shun, alla fine della corsa alle Dodici Case:

 

“Io devo chiederti scusa… anche se solo una volta mi sono opposto ad Atena… inoltre ho cercato di uccidere persino te che sei mio fratello… mi perdoni Shun?”

“Non fa niente… io non ho mai pensato che tu fossi un mio nemico… perché… sei sempre mio fratello…”

(Volume 12, traduzione Star Comics)

 

Queste bellissime parole invece, sempre nella stessa occasione, le rivolge a Hyoga:

 

“Hyoga… io odiavo disperatamente il mio destino quando ero piccolo… ma ora lo ringrazio… nei confronti della vita dell’universo le nostre esistenze sono così brevi come un battere di ciglia… ma sono nato in questo mondo come fratello di un uomo come te… per questo lo ringrazio…”

(Volume 12, traduzione Star Comics)

 

Meraviglioso il dialogo in cui rivela a Seiya come tutti loro siano fratelli:

 

“Anche se il mio braccio destro non fosse stato congelato da Hyoga, questa battaglia l’avresti vinta comunque, Seiya…”

“No… non è stato solo con la mia forza ma anche grazie all’amicizia di tutti…”

“Non è solo per l’amicizia che hai vinto, ma anche per l’affetto che lega dei fratelli… Ora te lo posso confessare… anche tu sei mio fratello, Seiya!”

(Volume 5, traduzione Star Comics)


Bronze saints